Il piccolo Nicola, ritrovato da un giornalista, riabbraccia mamma Pina: è il lieto fine dopo ore di apprensione
Il piccolo Nicola, ritrovato da un giornalista, riabbraccia mamma Pina: è il lieto fine dopo ore di apprensione
dall’inviato Emanuele Baldi Con la pancia piena di biscotti e dopo una notte in osservazione all’ospedalino pediatrico Meyer di Firenze – che da qui sembra lontana come la luna – Nicola, a mezzogiorno di ieri, ha spalancato gli occhi giganti blu al cielo del suo Mugello e ai boschi ruvidi e gentili che per due notti lo hanno avvolto e cullato, cucciolo d’uomo di nemmeno due anni, facendo ovatta e sbarrando la traiettoria di un destino che sembrava scritto. Prima di scendere dall’auto e saltar su accanto a Pietro, volontario di Palazzuolo sul Senio, a bordo di un cingolato del 1946 adatto a governare bene le strade masticate dalla natura di queste parti il bambino...

dall’inviato

Emanuele Baldi

Con la pancia piena di biscotti e dopo una notte in osservazione all’ospedalino pediatrico Meyer di Firenze – che da qui sembra lontana come la luna – Nicola, a mezzogiorno di ieri, ha spalancato gli occhi giganti blu al cielo del suo Mugello e ai boschi ruvidi e gentili che per due notti lo hanno avvolto e cullato, cucciolo d’uomo di nemmeno due anni, facendo ovatta e sbarrando la traiettoria di un destino che sembrava scritto.

Prima di scendere dall’auto e saltar su accanto a Pietro, volontario di Palazzuolo sul Senio, a bordo di un cingolato del 1946 adatto a governare bene le strade masticate dalla natura di queste parti il bambino ha messo la ceralacca più bella che c’è a questa storia allucinante e poi meravigliosa.

"Nicola, guarda chi c’è! Giuseppe". E lui è schizzato via con le braccia alzate verso il giornalista Rai che mercoledì mattina ha sentito la sua vocina che sbucava come quella di un piccolo elfo magico da una scarpata, buttandogli baci su baci.

"E’ stato un momento incredibile, la mamma e il babbo mi hanno detto che ho fatto qualcosa di speciale e il bambino mi ha guardato felice con quegli occhioni blu un’altra volta".

Ieri, il giorno del ritorno, l’ultimo capitolo di una storia iniziata con lo sgomento e finita con le lacrime di gioia di un paese intero.

Il saluto, gli abbracci. Poi, nel pomeriggio, il silenzio e la luce sono tornati a riprendersi i prati di Campanara, luogo di bellezza spiazzante, devastatati per due giorni da motori, telecamere, elicotteri, torce e cani molecolari.

"E’ stata una storia pazzesca, quando abbiamo sentito gridare che Nicola era vivo ci siamo abbracciati tutti" racconta un anziano con bianchetto d’ordinanza in uno dei bar di Palazzuolo, avamposto romagnolo in terra toscana, paese di gente spiccia e vera, avvezza a tirarsi su le maniche della camicia e far quel che c’è da fare quando va fatto.

"Pina e Leonardo ringraziano tutta la popolazione" c’è scritto su un foglio bianco appeso alla parete di una gelateria. Un grazie profondo e semplice ma discreto e defilato, com’è in fonda la coppia di quarantenni che ieri non è neanche rientrata in casa preferendo evitare altri eventuali flash.

Sul fronte giudiziario c’è da annotare che i carabinieri ad ora hanno inviato tutti gli atti alla procura che ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato né indagati. Viene escluso quello di abbandono di minori perché non si ravvisa dolo. Gli accertamenti saranno trasmessi anche alla procura dei minori per valutare, sotto l’aspetto civilistico eventuali azioni a tutela del minore. Resta sulla bocca di qualcuno tuttavia un episodio rispuntato dal cassetto della memoria. Un anno fa l’altro figlioletto della coppia si era allontanato da casa ed era stato riaccompagnato ai genitori dalla ’vicina’ di un casolare di Campanara. La faccenda finì lì anche se a ricordarla suona un po’ sinisytra. Gli accertamenti saranno trasmessi anche alla procura dei minori per valutare, sotto l’aspetto civilistico eventuali azioni a tutela del minore.

Nel borghetto, al primo pomeriggio, ci sono tre oche stralunate, un gattino grigio che sbadiglia, un pallone sgonfio e qualche triciclo figlio dellle giornate analogiche dei fratellini Tanturli. Un anziano dà un’occhiata alle caprette. "I ragazzi? Sono a riposare da una famiglia di amici". Andiamo via e accostiamo la porta su un mondo senza tempo.