di Stefano Zanette VOGHERA (Pavia) C’è un video, ma non solo. Al vaglio degli inquirenti ci sono pure testimonianze dirette: ai due testimoni-chiave, ascoltati appena dopo l’arresto, ieri se ne è aggiunto un terzo. E tutti confermano la ricostruzione dei fatti fornita dall’indagato, l’assessore alla Sicurezza di Voghera, il 47enne Massimo Adriatici, accusato dalla Procura del reato di eccesso colposo di legittima difesa per la morte, martedì sera in piazza Meardi a Voghera, di Youns El Boussetaoui, 39enne marocchino, irregolare e senza fissa dimora, raggiunto da un colpo partito dalla pistola dell’assessore, secondo lui in...

di Stefano Zanette

VOGHERA (Pavia)

C’è un video, ma non solo. Al vaglio degli inquirenti ci sono pure testimonianze dirette: ai due testimoni-chiave, ascoltati appena dopo l’arresto, ieri se ne è aggiunto un terzo. E tutti confermano la ricostruzione dei fatti fornita dall’indagato, l’assessore alla Sicurezza di Voghera, il 47enne Massimo Adriatici, accusato dalla Procura del reato di eccesso colposo di legittima difesa per la morte, martedì sera in piazza Meardi a Voghera, di Youns El Boussetaoui, 39enne marocchino, irregolare e senza fissa dimora, raggiunto da un colpo partito dalla pistola dell’assessore, secondo lui in maniera accidentale e fortuita. Ma ieri mattina il sostituto procuratore Roberto Valli ha comunque depositato la richiesta al Gip per la convalida dell’arresto, con l’udienza fissata per oggi. Il pm chiede la conferma degli arresti domiciliari ipotizzando il pericolo di reiterazione del reato e inquinamento delle prove.

L’arresto in flagranza effettuato dai carabinieri era scattato per omicidio volontario, poi l’ipotesi di reato è diventata meno grave. "L’ipotesi di reato – spiega il procuratore Mario Venditti – la decide il pm, che l’ha abbondantemente motivata".

Venti pagine di motivazioni scritte sulla base delle risultanze di più testimonianze tutte concordi. Due testimoni oculari, che da punti d’osservazione diversi hanno assistito alla scena, hanno portato alla stessa ricostruzione dei fatti, confermata ieri anche da un terzo testimone. Che è poi la scena che si vede nel video, registrato da un impianto di sorveglianza privato, che è risultato "il più significativo" (parole del procuratore Venditti) fra i molti acquisiti e analizzati dagli inquirenti in cerca di riscontri. Le telecamere di videosorveglianza del Comune erano puntate in un’altra direzione della piazza e non sono state utili alle indagini. Neppure nel video messo agli atti si vede il momento dello sparo, perché la ripresa è effettuata da un’angolazione per la quale la caduta dell’assessore esce dall’inquadratura, coperta dall’angolo di un palazzo. Ma si vede Youns, di spalle, che avanza verso Adriatici, che ha nella mano sinistra il telefono col quale sta chiamando la polizia. E viene colpito dall’immigrato con un pugno, una sorta di gancio sinistro, proprio al volto, finendo a terra, fuori dall’inquadratura. Non si vede né quando impugna la pistola, né quando spara. Ma lo sparo avviene in contemporanea con la caduta, come riferito sia dall’assessore che dai tre testimoni oculari. Sul fatto che il colpo sia partito "accidentalmente", la Procura non si sbilancia. Ma, di fatto, contestando il reato colposo, viene dato credito a questa ipotesi.

Per la sorella della vittima, Bahjia, affiancata dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, che si sono presentati come legali dei familiari, "Massimo Adriatici ha compiuto un omicidio volontario". E per gli avvocati ci sarebbero testimoni che avrebbero visto l’assessore puntare la pistola contro la vittima, circostanza invece smentita dalle testimonianze finora acquisite dagli inquirenti. In ogni caso la Procura contesta all’assessore il reato penale dell’eccesso colposo, che non è legittima difesa.