Azzurra Cerri, 36 anni, nel suo bar ’Why Not? Coffee and books’ di Viareggio
Azzurra Cerri, 36 anni, nel suo bar ’Why Not? Coffee and books’ di Viareggio
"Rimpiango i giorni in cui i clienti ordinavano un caffè, e cominciavano a parlarmi di calcio. Dei loro gatti. O di quell’amore non corrisposto, del datore di lavoro insopportabile. Quando da dietro il bancone del mio bar ascoltavo sempre storie diverse, condividendo momenti a volte superficiali a volte incredibilmente intimi. Adesso si parla solo di una cosa: il virus". Il bollettino dei contagi "hai visto quanti anche oggi?", la conta del dolore, la frustrazione di questa infezione che ha contagiato anche la nostra quotidianità. Il bollettino Covid di oggi 1...

"Rimpiango i giorni in cui i clienti ordinavano un caffè, e cominciavano a parlarmi di calcio. Dei loro gatti. O di quell’amore non corrisposto, del datore di lavoro insopportabile. Quando da dietro il bancone del mio bar ascoltavo sempre storie diverse, condividendo momenti a volte superficiali a volte incredibilmente intimi. Adesso si parla solo di una cosa: il virus". Il bollettino dei contagi "hai visto quanti anche oggi?", la conta del dolore, la frustrazione di questa infezione che ha contagiato anche la nostra quotidianità.

Il bollettino Covid di oggi 1 aprile

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Per questo Azzurra Cerri, 36 anni, ha deciso di appendere fuori dal suo bar, il ’Why Not? Coffee and books’ di Viareggio, un cartello. Giallo, ben evidente sul patio esterno che affaccia sulla trafficata via Aurelia: "Qui – c’è scritto – è vietato parlare di Covid". Si può ad esempio parlare dei naufraghi spiaggiati sull’Isola dei famosi, o del serial Bridgerton sbarcato su Netflix. Meglio ancora sarebbe parlare di libri, che nella caffetteria di Azzurra già da qualche hanno preso il posto dei videopoker: "Ero stanca di vedere la persone giocarsi la felicità alle macchinette, per questo non le volevo nel mio bar e le ho sostituite con una bella libreria condivisa".

Il punto è questo: Azzurra insegue la felicità. "La serenità" precisa. "Invece adesso sembra che non riusciamo più a vedere le cose belle che ci accadono. Perché ne accadono ancora. Vediamo solo il virus e nient’altro. E di quello si parla, anche nella pausa caffè rigorosamente d’asporto in tempi di zona rossa. Così, chiuso il bar, quando torno a casa mi sento vuota. Nel letto mi misuro sempre anche la febbre, perché ormai sento tutti i sintomi".

E in una sera più malinconica della altre, posato il termometro, Azzurra ha preso un pennarello e quel cartello giallo che ieri mattina ha appeso: "Vietato parlare di Covid. La barista vi ringrazia, la sera – ha scritto – sarà meno esaurita". E ha funzionato. Nessuno dei clienti, quelli abituali e quelli di passaggio, ha nominato l’innominabile. "Una signora mi ha chiesto ’come stai?’. Uno invece mi ha spiegato che la crisi della Fiorentina non risolverà con l’addio di Prandelli. Tutto come prima". Prima che il virus si prendesse tutto, "anche le nostre passioni, le nostre conversazioni, ogni singolo momento". "Non sono una negazionista – chiarisce – , sono ben consapevole dell’emergenza sanitaria e ho amici che in ospedale ogni giorno battagliano contro questa infezione. So quanto può far male, quanta sofferenza lascia nelle famiglie lacerate. Ma voglio provare ritrovare ciò che prima sembrava scontato. Un quotidianità oltre la pandemia, il piacere di una conversazione". Ovviamente con la mascherina, "facendo sempre attenzione al Covid. Perché - conclude - anche se non se ne parla c’è, e dobbiamo proteggerci l’uno con l’altro".