Dopo essersi a lungo lamentato, Neil Young ha perso la pazienza. Il leggendario musicista di origine canadese si è rivolto a un tribunale federale accusando la campagna di Donald Trump di violazione del copyright per aver suonato ripetutamente le sue canzoni in recenti comizi. "Questa denuncia non intende mancare di rispetto ai diritti e...

Dopo essersi a lungo lamentato, Neil Young ha perso la pazienza. Il leggendario musicista di origine canadese si è rivolto a un tribunale federale accusando la campagna di Donald Trump di violazione del copyright per aver suonato ripetutamente le sue canzoni in recenti comizi. "Questa denuncia non intende mancare di rispetto ai diritti e alle opinioni di cittadini americani che sono liberi di scegliere il loro candidato preferito – si legge nella denuncia presentata presso una corte federale di New York –. E tuttavia il querelante in buona coscienza non può tollerare che la sua musica sia usata come tema per una campagna di ignoranza e odio, che mira a dividere e che non riflette i valori dell’America".

Young chiede un risarcimento di 150 mila dollari. È dai tempi della prima campagna presidenziale di Trump che Young minaccia di far causa: i comizi di Tulsa il 20 giugno e poi a Mount Rushmore il 4 luglio hanno fatto traboccare il vaso. Nell’azione legale Young sostiene che la campagna del presidente non ha il suo permesso per suonare pubblicamente canzoni come Rockin’ in the Free World e Devil’s Sidewalk.

Neil Percival Young è nato a Toronto, 12 novembre 1945. Dopo aver debuttato giovanissimo con la storica formazione dei Buffalo Springfield e aver raggiunto il successo nel supergruppo Crosby, Stills, Nash & Young, Il cantautore e chitarrista si è imposto come uno dei più carismatici e influenti cantautori degli anni settanta, contribuendo a ridefinire la figura del songwriter con album come After the Gold Rush e il vendutissimo Harvest. Pur essendo nato in Canada, l’artista ha vissuto gran parte della sua vita negli Stati Uniti, assumendone tuttavia la cittadinanza solo nel 2020.

red. est.