Negozio chiuso
Negozio chiuso

Roma, 21 febbraio 2020 - Commercio online, recessione e nuove modalità e abitudini di consumo stanno facendo chiudere i battenti ai negozi tradizionali: in un decennio o poco più, tra il 2008 e il 2019, hanno chiuso 70 mila attività, con un crollo del 12,1 per cento. A registrare l’effetto della chiusura, non solo gli imprenditori del settore e i loro dipendenti (calati drasticamente) ma anche il tessuto e il paesaggio urbano delle nostre città e, principalmente, dei centri storici, investiti da una vera rivoluzione dell’architettura e della demografia del terziario e della distribuzione. Un cambiamento che passa anche attraverso la moltiplicazione delle strutture alberghiere e ricettive e la caduta degli ambulanti. 

L’ultima, aggiornata radiografia del commercio e dei consumi è contenuta nell’analisi "Demografia d’impresa nelle città italiane", realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio prendendo in considerazione 120 comuni italiani. Ebbene, dalla mappa emerge che sono i centri storici a soffrire di più (-14,3% contro l’11,3%), in particolare al Centro Sud (-15,3%), con alcune eccezioni (Siracusa, Pisa). E che il calo medio del 12,1% nasconde comunque sia varie tendenze, come la diminuzione degli ambulanti (-14%) e l’aumento di alberghi, bar e ristoranti (+16,5%). 

Per quanto riguarda l’analisi delle varie categorie, crescono nei centri storici negozi di computer e telefonia (+25,6%), così come le farmacie (+40,6%). In calo invece i negozi di libri e giocattoli (-25,9%), di mobili e ferramenta (-25,2%), di vestiario e calzature, (-17,1%). 

Dal rapporto viene fuori, però, anche la crescita del settore ricettivo e della ristorazione. Alberghi, bar e ristoranti segnano complessivamente un +16,5%, pari a 49 mila nuove attività, tra le quali risulta molto forte lo street food e il take away. 

Stesso trend anche nei centri storici, dove si registra un crescita del 20,9%. Netta l’analisi del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli: "Città con sempre meno negozi sono ormai una patologia, soprattutto per la concorrenza del commercio elettronico e il perdurare della crisi dei consumi. Serve un piano nazionale per la rigenerazione urbana. Bene dunque il bonus facciate che va in questa direzione". Ma, come se non bastasse, alle criticità del settore si aggiunge anche l’epidemia di coronavirus: "Gli effetti rischiano di mettere in ginocchio interi comparti economici del nostro Paese. Penso soprattutto al comparto del turismo e della ristorazione, con impatti sul Pil di almeno tre decimi di punto".