Roma, 13 marzo 2021 - L'Italia divisa tra zona arancione e rossa, da lunedi (Decreto Covid, il testo definitivo in Pdf). L'agognato bianco riguarda solo la Sardegna. Ecco la guida ai negozi che troveremo aperti

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Zona arancione

I negozi sono aperti, la regola vale anche per parrucchieri, barbieri e centri estetici. I centri commerciali sono aperti dal lunedì al venerdì. Bar e ristoranti sono chiusi ma possono svolgere le consegne e domicilio senza limiti di orario o l'asporto dalle 5 alle 18 senza restrizioni. Fino alle 22 solo se hanno attività con cucina. Vietato consumare cibi e bevande sul posto o nelle adiacenze dei locali. Restano invece aperti gli autogrill come gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande di ospedali e aeroporti, con l'obbligo di osservare le misure di sicurezza.

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Zona rossa

Il principio generale: i negozi restano chiusi. Le eccezioni sono elencate nell'allegato 23, che definisce le attività considerate essenziali.

Aperti quindi i negozi di generi alimentari assieme a  tabaccherie, edicole, farmacie, parafarmacie, lavanderie, ottici, profumerie, erboristerie, cartolerie, negozi di intimo e di biancheria per la casa, ferramenta.  Aperti anche i negozi per bambini, dai  giocattoli all'abbigliamento.   Dei mercati, continuano l'attività solo quelli che  vendono esclusivamente generi alimentari. Chiusi barbieri, parrucchieri, centri estetici, negozi di abbigliamentocalzature e gioiellerie. Possibili anche consegne e montaggio di mobili e consegne di oggetti acquistati prima delle restrizioni.  I centri commerciali restano chiusi nel fine settimana. Ma anche negli altri giorni della settimana dovremo abituarci alle aree 'sbarrate' con la dicitura 'non vendibile', riservata alla merce proibita.

Per bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie restano consensiti la consegna a domicilio senza limiti di orario e l'asporto fino alle 18 senza restrizioni e fino alle 22 per chi ha attività con cucina. Aperti autogrill, bar e ristoranti di ospedali e aeroporti.

Ma un anno dopo, qual è il bilancio delle attività? Il dossier della Confesercenti sull'anno della pandemia mette a fuoco che si sono persi 137 miliardi di consumi, tornati ai livelli del1997. Commercio, pubblici esercizi e turismo sono i settori più provati. Nel 2020 hanno perso 192mila dipendenti, mentre è stata di 13mila unità la diminuzione nelle attività culturali e ricreative. In media, ha calcolato lo studio di Confesercenti, i pubblici esercizi sono rimasti chiusi per 119 giorni. "Considerando solo i servizi di mercato - rileva l'indagine -  2,6 milioni di imprese sono state sottoposte a limitazioni, per periodi differenti per regioni e comparto di attività: si va da un minimo di 69 giorni di chiusura completa ad un massimo di 154 giorni per i pubblici esercizi nella Provincia autonoma di Bolzano".

Notevole anche il peso di quella che viene definita "pandeburocrazia": più di mille provvedimenti tra nazionali e periferici (rispettivamente 532 e 500). La conclusione e la previsione è quella che viene definita una "prognosi riservata": 450mila imprese a rischio, che si portano dietro un destino incerto per 2 milioni di persone, dipendenti e non. I settori più colpiti sono bar, ristoranti,  alberghi, parrucchieri, centri estetici, abbigliamento e  ambulanti,  intrattenimento e cultura. 

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