La tela del Caravaggio rubata a Palermo nel 1969 (Ansa)
La tela del Caravaggio rubata a Palermo nel 1969 (Ansa)

Città del Vaticano, 13 ottobre 2018 - Cinquant'anni dopo il suo furto clamoroso, sfregio alla città di Palermo e all’intera comunità civile che porta la firma della mafia, anche il Vaticano si mobilita per ritrovare la Natività del Caravaggio, «il quadro più ricercato al mondo». A scendere in campo è la task force internazionale del dicastero per lo Sviluppo umano integrale «Michelangelo for justice» che ha avviato dal giugno dell’anno scorso una forte attività di contrasto alle mafie e alla corruzione. Così lunedì nel Palazzo della Cancelleria il dicastero promuove un incontro sulle conclusioni della Commissione parlamentare antimafia che ha indagato sul trafugamento dell’opera e si propone come nuovo network per dare sostegno alle istituzioni non solo italiane impegnate nella ricerca del quadro.

La natività del Caravaggio rubata nel 1969 è infatti a tutti gli effetti divenuta un’affaire internazionale ed è tra le dieci opere più ricercate dall’Fbi. Il celebre dipinto del Seicento dominava la parete sopra l’altare maggiore nell’oratorio di San Lorenzo, magnifico complesso seicentesco cui Caravaggio aveva contribuito nell’ultimo periodo della sua vita. Il furto fu compiuto con inaudita semplicità. La tela fu staccata con una specie di lametta nella notte del 17 ottobre. Solo al mattino ci si accorse che il dipinto era stato violato. Dell’originale si sono perse le tracce. Si pensava fosse stato distrutto e invece l’ipotesi attualmente più accreditata è che sia finito in Svizzera, tagliato a pezzi da vendere sul mercato clandestino dell’arte. Una conclusione cui si è arrivati con il contributo di vari collaboratori di giustizia ma soprattutto del pentito Gaetano Grado. Secondo la sua versione il furto sarebbe stato opera di delinquenti comuni.

Una volta trafugato però il quadro sarebbe finito in mano a Cosa nostra: prima al boss Stefano Bontade, poi a Gaetano Badalamenti. Sarebbe stato proprio don Tano a cogliere l’importanza dell’affare. «Badalamenti – aveva dichiarato Rosy Bindi, a capo della commissione d’inchiesta – non capiva il valore artistico dell’opera ma intuiva che aveva un grande valore commerciale». Valore che si attesterebbe sui venti milioni di dollari. Badalamenti curò il trasferimento all’estero, verosimilmente in Svizzera. Lì il dipinto sarebbe stato diviso in più parti per essere piazzato sul mercato dei trafficanti di opere d’arte.  Con la Natività del Caravaggio, ha anche spiegato l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, la mafia comprese pure l’importanza dell’arte come strumento di ricatto e di pressione nei confronti dello Stato. Per questo il Vaticano individua ora la ricerca dell’opera come un’azione che si inserisce nella battaglia anche culturale contro le mafie. La Natività di Caravaggio, ha spiegato una nota, «è un formidabile simbolo e patrimonio dell’umanità che supera la distinzione tra credenti e non credenti e va oltre la sola Palermo e la sola Italia».