di Antonella Coppari "Il Senato, udite le comunicazioni del ministro, le approva". La formula che più scarna non si può sta lì a dimostrare quanto sia travagliato il parto del dpcm di Natale. La rissa nella maggioranza, che arriva a spaccare il Pd, non va in onda sul palcoscenico dell’aula, dove il dibattito si snoda in modo ordinato, ma nella sala del governo di palazzo Madama, in cui i capogruppo giallorossi e i ministri Speranza e D’Incà avrebbero dovuto stilare una più corposa risoluzione. Lì succede di tutto: i decibel si alzano persino su questioni un po’ surreali. Il renziano Faraone è convinto di avere il sì di Conte alla riapertura delle navi da crociera. Quando gli fanno notare che sembra una barzelletta si imbufalisce, ma ci sono in ballo anche questioni più serie: il presidente dei senatori Pd, Marcucci, chiede di aprire ai ricongiungimenti genitori-figli, di...

di Antonella Coppari

"Il Senato, udite le comunicazioni del ministro, le approva". La formula che più scarna non si può sta lì a dimostrare quanto sia travagliato il parto del dpcm di Natale. La rissa nella maggioranza, che arriva a spaccare il Pd, non va in onda sul palcoscenico dell’aula, dove il dibattito si snoda in modo ordinato, ma nella sala del governo di palazzo Madama, in cui i capogruppo giallorossi e i ministri Speranza e D’Incà avrebbero dovuto stilare una più corposa risoluzione. Lì succede di tutto: i decibel si alzano persino su questioni un po’ surreali. Il renziano Faraone è convinto di avere il sì di Conte alla riapertura delle navi da crociera. Quando gli fanno notare che sembra una barzelletta si imbufalisce, ma ci sono in ballo anche questioni più serie: il presidente dei senatori Pd, Marcucci, chiede di aprire ai ricongiungimenti genitori-figli, di permettere di muoversi "nei confini provinciali nei giorni caldi altrimenti, chi abita in piccoli centri dove non c’è nemmeno un locale è penalizzato". E di cassare la norma che chiude i ristoranti degli alberghi il 31, prevedendo solo il servizio in camera, per evitare veglioni camuffati. "Il rimedio è peggiore del male: un mucchio di persone si riuniranno in pochi metri quadri". Ma il titolare della Salute si oppone: "Il dpcm lo fa il governo". Niente ripensamenti, nemmeno sul fronte più delicato: resta il divieto di circolazione tra i Comuni il 25-26 dicembre e il 1 gennaio, salvo esigenze comprovate, malgrado il tentativo in extremis della renziana Bellanova di farlo saltare in consiglio dei ministri. Unica concessione, l’apertura dei ristoranti solo a pranzo nei tre giorni superfestivi.

Il problema è che pure sulla posizione di Palazzo Chigi ci sono più verità che in Rashomon. Nel vertice di martedì la posizione di Conte era più vicina ai rigidi, arrivati alle ore piccole gli aperturisti giurano di aver ricevuto qualche semaforo verde. Il fronte opposto nega che sia mai successo: capire come sia andata davvero è impossibile. Alla fine, i capogruppo riescono a stilare una risoluzione molto più asciutta della precedente, senza passaggi improponibili come quello che avrebbe voluto chiamare l’esercito per la vaccinazione, che si fa firmare dai capogruppo in commissione Salute. Ma non finisce qui, perché la posizione di Marcucci impone ai vertici del Pd – segretario Zingaretti e capodelegazione Franceschini – una sconfessione pubblica: "Appoggiamo la linea di Speranza". A questo punto qualcuno giura di aver sentito il presidente dei senatori Pd sussurrare: "Qui non c’è più maggioranza". Per evitare guai peggiori, Conte fa evaporare un vertice con i capogruppo ma la giornata di passione non smuove l’esecutivo dall’impianto rigorista del dpcm che – previo un passaggio con le regioni – sarà firmato oggi. Resta il coprifuoco alle 22 e l’impossibilità di uscire dal proprio Comune nei tre giorni superfestivi, nonché il divieto di spostarsi da una regione all’altra per tutto il periodo natalizio. Approccio miminal sulle deroghe, concesse solo a chi fa ritorno alla propria residenza, domicilio o abitazione (esclusi gli spostamenti verso seconde case ubicate in altre regioni) sacrificando ipotesi come i ricongiungimenti tra affetti stabili: si cercano soluzioni per gli anziani soli. Più la raccomandazione a non sedersi a tavola nelle festività con non convinventi. A un decreto legge (che ha fatto imbufalire le Regioni: "Non c’è buon senso", riassume Toti) varato nella notte dal consiglio dei ministri il compito di definire il perimetro delle nuove restrizioni, dando una cornice giuridica al divieto di spostamento tra regioni, a prescindere dal colore, dal 21 dicembre al 6 gennaio e allungando la validità del dpcm a 50 giorni. Ore decisive anche per gli studenti: Speranza & co. danno per scontato che quelli delle superiori torneranno nelle aule a gennaio, la ministra Azzolina avverte: "Nel dpcm ci saranno misure per un rientro graduale". Ciliegina sulle torta dei tormenti di Conte, il caso della Valle d’Aosta che, con una legge regionale, rivendica la sua autonomia rispetto allo Stato nelle gestione dell’emergenza Covid, rispondendo picche alla richiesta del ministro Boccia di revocare l’apertura dei negozi, in barba al lockdown da zona rossa. A colorare il conflitto istituzionale politicamente, il voto in consiglio regionale con la maggioranza di centrosinistra che si spacca: gli autonomisti votano a favore con la Lega, progressisti e Pd si astengono.