Una fan si scatta un selfie con alcuni attori che indossano i costumi di Squid Game
Una fan si scatta un selfie con alcuni attori che indossano i costumi di Squid Game
di Achille Perego Oltre 500 euro all’anno spesi per abbonamenti alle tv a pagamento, ascoltare musica o passare il tempo con i videogiochi, dimenticandosi però di utilizzarli. Una dimenticanza che costa cara e alleggerisce il conto corrente degli italiani. A lanciare l’allarme su un "vizio" più diffuso di quanto si pensi è una ricerca realizzata da Switcho, app che aiuta gli utenti a risparmiare sulle spese correnti. Con il boom del calcio in streaming e la pandemia che ha aumentato le ore passate in casa, ben 7 italiani su 10 sono ormai abbonati a un servizio a pagamento. E tra streaming, musica on-demand e pay tv, secondo il...

di Achille Perego

Oltre 500 euro all’anno spesi per abbonamenti alle tv a pagamento, ascoltare musica o passare il tempo con i videogiochi, dimenticandosi però di utilizzarli. Una dimenticanza che costa cara e alleggerisce il conto corrente degli italiani. A lanciare l’allarme su un "vizio" più diffuso di quanto si pensi è una ricerca realizzata da Switcho, app che aiuta gli utenti a risparmiare sulle spese correnti. Con il boom del calcio in streaming e la pandemia che ha aumentato le ore passate in casa, ben 7 italiani su 10 sono ormai abbonati a un servizio a pagamento. E tra streaming, musica on-demand e pay tv, secondo il sondaggio un utente su dieci arriva a spendere oltre 635 euro l’anno in servizi in abbonamento ma più di 1 su 3 (il 38%) dichiara di non sapere o non ricordare né a quanti servizi è abbonato né quanto spende ogni mese. Netflix con il 13% di sottoscrizioni rappresenta, secondo il sondaggio, l’abbonamento più scelto, seguita da Amazon Prime (11%) e da Spotify (9%). Seguono le Pay Tv (Sky, Dazn, Infinity e Now Tv) che insieme rappresentano il 23,5% del totale degli abbonamenti. In coda alla classifica, attestandosi in una forbice di "diffusione" tra il 4% e il 2%, gli abbonamenti a podcast come Audible, console come Nintendo, Xbox e Playstation e software-as-a-service come Microsoft o Dropbox.

"Serie tv, film, calcio, podcast, musica: per qualsiasi cosa è necessario ormai attivare un abbonamento – spiega Redi Vyshka, Chief operating officer e co-founder di Switcho –. E, specialmente quando l’impegno economico mensile è minimo, l’attivazione di un abbonamento ricorda gli acquisti d’impulso: si attiva il periodo di prova, si inseriscono i dati della carta di credito e poi, un po’ per pigrizia e un po’ per mancanza di attenzione, ci si ritrova a rimanere abbonati a qualcosa che non si usa davvero. Al punto che molti non hanno idea di quanto spendono al mese in servizi in abbonamento". E dimenticarsi di disattivare un abbonamento che non si usa, aggiunge Vyshka "alla lunga può incidere sul budget: con una media di spesa di oltre 8 euro al mese, chi è particolarmente avvezzo alle sottoscrizioni e ne ha più di una può ritrovarsi a fine anno con spese fisse superiori ai 500 euro".

La pandemia, osserva Roberta Paltrinieri, docente di sociologia dei consumi all’Università di Bologna, "ha accelerato i processi già in corso con la diffusione delle tecnologie, e quindi l’utilizzo di piattaforme e app per la vita quotidiana, dagli acquisti al tempo libero". Un consumo compulsivo, illimitato nel tempo e imitativo. E se, ricorda la professoressa Paltrinieri, negli anni Sessanta si diceva che si "guardava quello che faceva il vicino", oggi l’imitazione nasce nei social network con vere e proprie "comunità di consumo" e il venir meno, proprio per la modalità dell’acquisto online o della sottoscrizione di un abbonamento, di quella oculatezza e propensione al risparmio che avevano le precedenti generazioni. Se è vero che si rischia di acquistare servizi che non si utilizzano, avverte però Mauro Vergari, responsabile tlc di Adiconsum, è anche vero che essendo abbonamenti spesso utilizzabili da più persone capita che i genitori sottoscrivano Disney+ ma che poi la vedano i figli.