La storica torre di Belem a Lisbona, uno dei siti culturali che beneficeranno del Recovery
La storica torre di Belem a Lisbona, uno dei siti culturali che beneficeranno del Recovery
Se l’Italia è stata la nazione più colpita dalla pandemia e ha ricevuto quindi la maggior parte dei fondi Next Generation EU per la ripresa dal Coronavirus, anche le altre non sono da meno. La tornata di risorse messe in campo dalla Commissione, parte a fondo perduto e parte in prestito, servirà sia a rilanciare i Paesi che a dare uno slancio competitivo all’economia europea nei prossimi sette anni. E questo si riflette chiaramente guardando – alla scadenza del termine per presentare i piani – come i primi Paesi per risorse disponibili, dopo l’Italia, hanno deciso di spendere i fondi comunitari. Dei 750 miliardi previsti, all’Italia ne spettano circa 209, seguiti dai 162 della Spagna e dai 71 della Polonia. Ci...

Se l’Italia è stata la nazione più colpita dalla pandemia e ha ricevuto quindi la maggior parte dei fondi Next Generation EU per la ripresa dal Coronavirus, anche le altre non sono da meno. La tornata di risorse messe in campo dalla Commissione, parte a fondo perduto e parte in prestito, servirà sia a rilanciare i Paesi che a dare uno slancio competitivo all’economia europea nei prossimi sette anni. E questo si riflette chiaramente guardando – alla scadenza del termine per presentare i piani – come i primi Paesi per risorse disponibili, dopo l’Italia, hanno deciso di spendere i fondi comunitari. Dei 750 miliardi previsti, all’Italia ne spettano circa 209, seguiti dai 162 della Spagna e dai 71 della Polonia. Ci sono poi i 41 della Francia, i 35 della Romania, i 32 della Grecia, i 31 del Portogallo e gli appena 27 della Germania.

Non tutti spenderanno l’intero importo, mentre alcuni hanno al contrario intenzione di includere risorse interne per arricchire i piani di investimento. La Francia, ad esempio, allocherà circa 100 miliardi, più del doppio dei contributi ricevuti. Altri Paesi sono invece più cauti, come il Portogallo, che investirà solo 14 dei 31 miliardi a fondo perduto e punta molto sul finanziamento pubblico per risolvere la crisi degli alloggi e promuovere l’occupazione, ma anche per sostenere la cultura, su cui stanzia l’8% del totale (le cifre assolute sono diverse, ma l’Italia si ferma al 3,5% del totale). La Polonia, dal canto suo, concentrerà gli sforzi su energia, ambiente, digitalizzazione, trasporti e infrastrutture: i suoi fondi saranno comunque vincolati dalla violazione dello stato di diritto, clausola oggetto di dibattito negli scorsi mesi anche per l’Ungheria.

La voce più ricorrente nella strategia per la transizione energetica dei grandi Paesi europei sono gli investimenti sull’idrogeno, che ricorrono sia nel piano della Germania e che della Francia. A Parigi, il presidente Emmanuel Macron ha mobilitato già da tempo i migliori esperti per indicare la via francese alla transizione sostenibile. Il risultato è riassunto nel sito web France Relance in cui si parte dal più complessivo piano nazionale per la ripresa da 100 miliardi, coperto solo in parte dall’Ue. Sanità e sostenibilità all’insegna della decarbonizzazione sono invece le parole d’ordine in Germania, che intende investire buona parte delle risorse per progetti relativi all’ammodernamento digitale della scuola, per l’occupazione e le infrastrutture. In primo piano anche la riconversione alla tecnologia più efficiente delle pompe di calore negli edifici pubblici e privati.

Naturalmente non mancano i piani per la mobilità sostenibile. La Germania stanzia un miliardo per gli autobus con trazione a energie alternative, il rinnovo delle ferrovie e della flotta navale in chiave ecologica. La Francia mette 5,9 miliardi su mobilità verde e ferrovie e la Grecia include investimenti per la realizzazione di infrastrutture per le auto elettriche. Grecia e Spagna sono in prima linea anche per gli investimenti nelle energie rinnovabili, in cui Atene investirà quasi il 60% dei fondi. La Spagna, seconda beneficiaria, punta molto anche sulle politiche a favore del lavoro, della ricerca e dell’innovazione.

Non mancano gli investimenti in formazione, educazione e in capitale umano, principalmente portati avanti da Spagna (che ha stanziato 25,5 miliardi) e Grecia (8,3 miliardi). In Grecia c’è anche un piano di ammodernamento delle infrastrutture di rete, con l’introduzione della nuova rete 5G e il collegamento delle isole – perno dell’industria turistica nazionale – alla rete elettrica continentale.