L’appartamento di un accumulatore
L’appartamento di un accumulatore
Milano, 3 settembre 2021 - Un muro dietro la porta di casa: abiti lerci, sacchi della spazzatura, carrelli della spesa e un’infinita serie di oggetti accatastati in chissà quanti anni. Il cadavere della padrona di casa, un’accumulatrice patologica, letteralmente sepolto dall’impressionante cumulo di rifiuti. E il figlio della donna, di cui quasi tutti ignoravano l’esistenza, che esce dall’appartamento in stato confusionale: "Sono solo in casa". È la scena che si sono trovati davanti martedì mattina gli agenti di polizia e i vigili del fuoco intervenuti nello stabile di via Scarlatti 20 a Milano, a metà strada tra...

Milano, 3 settembre 2021 - Un muro dietro la porta di casa: abiti lerci, sacchi della spazzatura, carrelli della spesa e un’infinita serie di oggetti accatastati in chissà quanti anni. Il cadavere della padrona di casa, un’accumulatrice patologica, letteralmente sepolto dall’impressionante cumulo di rifiuti. E il figlio della donna, di cui quasi tutti ignoravano l’esistenza, che esce dall’appartamento in stato confusionale: "Sono solo in casa". È la scena che si sono trovati davanti martedì mattina gli agenti di polizia e i vigili del fuoco intervenuti nello stabile di via Scarlatti 20 a Milano, a metà strada tra corso Buenos Aires e la Stazione Centrale.

La storia inizia alle 11.20 di tre giorni fa, quando un ufficiale di polizia giudiziaria del servizio Igiene pubblica chiama il 112: dice di aver preso appuntamento con l’inquilina, una settantaseienne originaria della provincia di Treviso, ma di non avere sue notizie da due giorni. Sul posto arrivano i pompieri e i poliziotti dell’Ufficio prevenzione generale della Questura e del commissariato Città Studi, ma inizialmente non riescono a entrare perché la porta è chiusa dall’interno e al campanello non risponde nessuno. A un tratto, gli agenti sentono rumori dall’interno e capiscono che in casa c’è qualcuno. Dopo vari tentativi, i vigili aprono in qualche modo uno dei due ingressi principali, ritrovandosi davanti l’impensabile: una montagna di roba maleodorante, che rimanda un odore acre di materiale in decomposizione.

Avanzando a fatica nell’immondizia, gli agenti si imbattono all’improvviso nel figlio quarantunenne della donna, che si muove con difficoltà ed è in evidente stato confusionale: farfuglia di essere da solo in casa e che la madre è uscita qualche ora prima. L’uomo viene convinto a uscire e poi accompagnato al pronto soccorso del Fatebenefratelli per valutarne le condizioni fisiche e mentali. A quel punto, i poliziotti provano a contattare prima la settantaseienne, che risulta avere il telefono spento, e poi un’altra figlia residente all’estero, che riferisce di aver sentito la madre l’ultima volta due settimane prima e di non avere più rapporti col fratello. D’intesa con il pm di turno, gli investigatori del pronto intervento chiamano una ditta di smaltimento rifiuti per liberare la casa. Ed è proprio uno degli operai a notare tra i rifiuti le gambe di una donna: sono quelle dell’anziana. Arriva il medico legale, che a una prima analisi non rileva segni di violenza sul corpo: la settantaseienne è morta quasi certamente per cause naturali, anche se sarà l’autopsia a chiarire con esattezza come e da quanto tempo.

Stando alle testimonianze messe a verbale dagli altri residenti, è possibile che sia deceduta nel weekend: uno degli inquilini ha infatti dichiarato di averla incrociata l’ultima volta il 26 agosto mentre rincasava; un’altra ha detto di non vederla almeno da quattro giorni, cioè dal 27. E il figlio? Uno sconosciuto o quasi per gli abitanti dello stabile. Un fantasma che potrebbe aver vegliato la madre per tre-quattro giorni. Rinchiuso in quell’appartamento diventato una prigione invasa da tonnellate di spazzatura.