Luigi Nerini esce dal carcere  dopo la decisione della procura di Verbania, 30 maggio 2021. ANSA/TINO ROMANO
Luigi Nerini esce dal carcere dopo la decisione della procura di Verbania, 30 maggio 2021. ANSA/TINO ROMANO

Roma, 3 giungo 2021 - Il nome di Luigi Nerini non è nuovo in procura a Verbania: come risulta nella richiesta con cui il procuratore capo Olimpia Bossi ha chiesto la convalida del fermo e la misura del carcere per la tragedia della funivia del Mottarone (respinta dal giudice), il gestore dell'impianto, su cui hanno perso la vita 14 persone, era già indagato per due incidenti in cui sono rimasti feriti un dipendente e un passeggero, verificatesi nel 2017 e nel 2019. Il reato ipotizzato è di lesioni colpose.  

Ipotesi: cavo spezzato per uso massiccio dei 'forchettoni'

L'accusa dell'ex sindaco: "Gestione nepotistica dell'impianto"

Gli incidenti sono avvenuti in un altro impianto di attrazione gestito da Nerini, l'Alpyland, una pista su rotaia. Al momento, non sono collegabile con il disastro di domenica 23 maggio, l'incidente della caduta della funivia, ma vengono ricordati dalla procura per sostenere "la già dimostrata insofferenza a uno scrupoloso rispetto delle misure di sicurezza volte a tutelare l'incolumità degli utenti di tale genere di impianti".

"In alcuni video i forchettoni in uso già nel 2014 e nel 2018"

Eitan lascia la rianimazione

Le indagini proseguono ed emergono particolari inquietanti dai verbali degli interrogatori degli addetti alla funivia - "le corse di prova per testare la sicurezza fatte con i turisti in cabina" - smentite però dall'avvocato Marcello Perillo, che riportando un commento del suo assistito, il caposervizio Gabriele Tadini, in merito alle immagini diffuse dall'emittente tedesca Zdf, assicura: "Prima di quest'anno sulle cabine della funivia del Mottarone "i 'forchettoni' sono stati adoperati per il giro a vuoto o per la manutenzione, ma mai con gente a bordo". "Se in cabina si vedono delle persone - ha aggiunto il legale - secondo Tadini si tratta di addetti alla funivia o manutentori".

E proprio oggi pomeriggio Perillo ha effettuato una ricognizione a distanza nella zona dell'incidente, senza avvicinarsi ai rottami sotto sequestro: la Procura di Verbania non aveva accolto, questa mattina la sua richiesta di un vero sopralluogo, riservando questo tipo di attività, anche con la presenza dei periti di parte, alla fase degli accertamenti irripetibili, che vengono svolti con le garanzie di legge per tutte le parti coinvolte. L'avvocato che, scambiando qualche parola con i cronisti all'uscita dagli uffici della Procura, si era detto "risentito" per la decisione dei magistrati, ha poi comunque rispettato i limiti fissati. 

Intanto il presidente del tribunale di Verbania, Luigi Maria Montefusco, con una nota diffusa questa mattina, ha espresso "piena e convinta solidarietà" alla gip Donatella Banci Bonamici dopo le polemiche nate a seguito della decisione di non convalidare i fermi richiesti dalla procura, mandando di conseguenza in libertà l'ingegnere Enrico Perocchio e il titolare della funivia Luigi Nerini e ponendo agli arresti domiciliari Gabriele Tadini. Il presidente del tribunale scrive che "il clamore mediatico della tragica vicenda e la condivisibile sofferenza per le vittime non giustifichino in alcun modo la vera e propria 'gogna' e addirittura le inaccettabili e preoccupanti minacce cui il gip di questo tribunale, per la sola adozione di un atto del proprio ufficio, è stato sottoposto da una parte dell'opinione pubblica", e parla di "esemplare e doveroso impegno profuso in un atto d'ufficio assunto in un'indagine delicata e complessa al solo scopo di accertare la verità".