Roma, 28 maggio 2021 - Zia, dove sono mamma e papà? Nei giorni scorsi un colpo di tosse era stato la bella notizia. Il piccolo Eitan, unico sopravvissuto alla tragedia della funivia Mottarone, si stava risvegliando, poco alla volta, respiro faticoso dopo respiro. Ma da ieri è cosciente, nel reparto di rianimazione dell'ospedale Regina Margherita di Torino, e il guerriero, di soli 5 anni, pretende risposte. Chi gli saprà dire dove sono i genitori, Amit Biran e Tal Peleg, e il fratellino Tom, tre delle quattordici vite perse nella caduta della cabina di una funivia?

"La zia gli resta sempre vicino", comunicano oggi dall'ospedale. Un volto familiare che, come suggerito dagli psicologi, lo accompagna in ogni istante. E, a 5 giorni dall'incidente, una squadra di vigili del fuoco del comando di Verbania intervenuta domenica, ha portato a Eitan un elmo con il suo nome scritto sopra, nella "speranza - han fatto sapere in un comunicato - che il piccolo possa riprendersi in fretta". Un sentimento che riunisce tutt'Italia, ma solo un’equipe di psicologi ed esperti sarà in grado di prendersi cura del piccolo e, forse, dare risposta ai suoi mille perchè. 

Intanto, le condizioni di Eitan restano stabili, con la prognosi che rimane ancora riservata. "Il torace è ancora contuso - spiegano i medici del Regina Margherita - e la situazione addominale non permette ancora di rialimentarlo. Per questa ragione - sottolineano - il bimbo rimane in rianimazione ancora qualche giorno". Ma "è sveglio e ogni tanto chiede dei suoi genitori". 

L'omaggio del Giro d'Italia

Una corona di fiori alla stazione di partenza della Funivia al lido di Stresa. A deporla gli organizzatori del Giro d'Italia, che nella tappa odierna ha variato il suo percorso non passando dalla vetta del Mottarone, per rispettare le vittime della tragedia di domenica. Sono stati, invece, i corridori in prima persona a decidere di devolvere al piccolo Eitan l'intero ammontare dei premi giornalieri, una cifra che si aggira tra i 35 e i 37mila euro

Il punto sulle indagini

A Verbania, in attesa dell'interrogatorio di garanzia dei tre fermati - Luigi Nerini, proprietario di Ferrovie del Mottarone, il direttore dell'esercizio, Enrico Perocchio, e il capo servizio, Gabriele Tadini - programmato per domani mattina alle 9 davanti al gip Donatella Banci Bonamici, è giornata di colloqui con i legali. Sono arrivati nel carcere verbanese due assistenti dell'avvocato Pantano, legale di Nerini e l'avvocato Perillo, che segue Gabriele Tadini, l'uomo che ha ammesso la responsabilità dell'utilizzo del cosiddetto "forchettone", sostenendo però di non aver pensato che potessero esserci conseguenze così gravi. Parlando con i giornalisti il legale - che non assisteva Tadini al momento del fermo - ha confermato che il proprio assistito "è molto provato, davvero distrutto... Questo è un dramma doppio, per le vittime e per i famigliari dei protagonisti. Tadini si è rifugiato nella fede. Mi ha detto 'Sono nelle mani di Dio'". 

Ma per la procura di Verbania Tadini avrebbe mentito, negando di aver sentito dei rumori sospetti a poche ore dal disastro. Il dipendente delle Ferrovie del Mottarone è accusato di falso dato che avrebbe annotato "nel registro giornale l'esito positivo dei controlli" malgrado "un rumore caratteristico riconducibile alla presumibile perdita di pressione del sistema frenante della cabina, che si ripeteva ogni 2-3 minuti, per ovviare al quale decideva di lasciare inseriti i forchettoni rossi". Episodi che si sarebbero verificati almeno in due occasioni, ossia il 22 e 23 maggio. Da quanto trapela, Tadini era a lavoro la domenica della tragedia, si trovava nella struttura della funivia che è nell'area del lido di Stresa. Era vicino ai monitor quando la telecamera del sistema di video sorveglianza si è spenta e ha intuito che qualcosa non andava. Non ha visto nulla, né sentito il tonfo della cabina numero 3 che si schiantava al suolo, sulla terra battuta, prima di rotolare e finire la sua corsa contro un albero.

Tadini: "Cabina senza freni dal giorno prima"

"La cabina numero 3 dell'impianto della funivia Stresa-Mottarone aveva i freni di emergenza disattivati non solo domenica 23 maggio quando la rottura della fune ha innescato l'incidente in cui hanno perso la vita 14 persone, ma anche il giorno prima, sabato 22 maggio". E' un dettaglio contenuto nella richiesta di convalida del fermo che riporta parte delle dichiarazioni rese da Gabriele Tadini.  na scelta legata al fatto che il sistema segnalava in modo costante un problema ai freni, ossia una perdita di pressione che faceva scattare le ganasce quindi fermava la corsa. Tadini dichiara che domenica scorsa "tale scelta di inibire il sistema frenante era stata soltanto sua, senza avvisare nessuno, né il titolare Luigi Nerini, né il direttore di esercizio l'ingegnere Enrico Perocchio", entrambi in stato di fermo, si legge nel documento firmato dal procuratore.  Tadini "Aggiungeva che anche il giorno precedente, sabato 22 maggio, posto che la cabina numero 3 presentava gli stessi problemi, aveva evitato di togliere il 'forchettone', facendola viaggiare tutto il giorno con il sistema frenante inibito. Non aveva, tuttavia, annotato l'evento sul libro giornale, né avvisato nessuno".

Pm: "Rischio accordi per scaricare su Tadini"

"Nonostante la gravità delle condotte e delle conseguenze che ne sono derivate, i fermati non hanno avuto un atteggiamento resipiscente presentandosi nell'immediatezza dei fatti all'autorità giudiziaria per assumere le proprie responsabilità. Tale considerazione assume maggiore gravità e rilievo per Luigi Nerini ed Enrico Perocchio che, accorrendo sul posto il giorno dei tragici accadimenti, hanno potuto vedere i corpi delle vittime straziati, giacenti a terra sbalzate fuori dalla cabina numero 3 o incastrati dentro la stessa". E' uno dei passaggi della richiesta della procura di Verbania con cui si conferma la richiesta del carcere per i tre indagati (il terzo è Gabriele Tadini) per la tragedia della funivia del Mottarone su cui domenica scorsa hanno perso la vita 14 persone.

Inoltre, continua la procura, c'è il rischio di "accordi collusivi tra Nerini e Perocchio, finalizzati ad addossare tutte le responsabilità in capo a Tadini". In relazione al pericolo di fuga, in più, i pm mettono in luce "l'aspetto risarcitorio, relativo ai danni morali e patrimoniali" per le famiglie delle vittime, che i tre sarebbero chiamati a dover versare in caso di condanne. Poi, sempre nell'atto, i pm fanno notare, nella parte sul pericolo di reiterazione del reato, che è "coincidenza significativa e singolare" che, dopo il suo arresto, anche una funivia a Rapallo, in Liguria, di cui Perocchio è direttore di esercizio, è stata chiusa "per manutenzione". E ancora gli inquirenti mettono in luce che in un'altra "attrazione su rotaia" gestita da Nerini, la Alpyland, si sono verificati due incidenti che hanno provocato "lesioni". La stessa Procura, infine, nella richiesta chiarisce che al momento "non è possibile affermare" se la rottura della fune sia stata "un evento autonomo o collegato ai segnalati malfunzionamenti del sistema frenante".