15 mar 2022

Mosca e Kiev non fanno progressi Cina in campo: lavoriamo per la pace

A Roma summit Usa-Pechino e nuovo giro di telefonate del premier israeliano Bennett con Putin e Zelensky

alessandro farruggia
Cronaca

di Alessandro Farruggia

Al 19° giorno di guerra, l’alba sembra ancora lontana. La diplomazia internazionale continua a darsi da fare. Particolarmente attivo il premier israeliano Bennett mentre il cancelliere tedesco Scholz è volato ad Ankara per consultarsi con Erdogan. Macron sentirà Putin stamani. Biden invece valuta un viaggio in Europa. Il fronte non registra cambiamenti significativi, mentre i bombardamenti restano intensi. Le trattative non fanno progressi, la novità è il tavolo tra americani e cinesi: Washington vuole evitare che Pechino aiuti Mosca e vuole sondare la possibilità di una mediazione cinese, per ora però non c’è una richiesta in tal senso.

BENNETT AL LAVORO

Ieri c’è stata un’altra telefonata tra il premier israeliano Naftali Bennett e Putin. Bennett ha poi chiamato Zelensky, cui ha proposto di accettare la richiesta di Putin su Crimea, Donbass e no alla Nato e all’Ue, respinta da Zelensky. Secondo il Jerusalem Post, Mosca avrebbe manifestato disponibilità a tenere negoziati con l’Ucraina a Gerusalemme.

A ROMA VERTICE

USA–CINA

Si sono visti a Roma, per alcune ore, il consigliere di sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan e il direttore dell’Ufficio della Commissione centrale degli affari esteri cinese Yang Jiechi. "La Cina è impegnata a promuovere i negoziati di pace per l’Ucraina", ha detto Yang. Gli americani si sono concentrati sul mettere in guardia Pechino da un eventuale appoggio alla Russia. "Abbiamo sollevato le nostre preoccupazioni – ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price – in merito al sostegno della Repubblica popolare cinese alla Russia, e le implicazioni che un tale sostegno avrebbe".

È come dire: sanzioni. "La Cina – ha aggiunto – potrebbe fare probabilmente di più di molti altri Paesi per porre termine a questa violenza. Lo scopo dell’incontro era esprimere in modo molto chiaro a Pechino le nostre preoccupazioni rispetto a un suo coinvolgimento nella guerra in Ucraina e ribadire che qualsiasi tipo di supporto a Mosca – militare o economico – comporterà delle implicazioni: non staremo fermi". Sullivan e Yang, ha commentato la Casa Bianca, "hanno avuto una discussione sostanziale " e hanno sottolineato "l’importanza di mantenere aperte le linee di comunicazione tra Stati Uniti e Cina". Secondo il Financial Times, il Dipartimento di Stato Usa avrebbe comunicato ad alleati europei e asiatici che la Cina si sarebbe mostrata aperta all’ipotesi di "un aiuto anche militare" alla Russia. E secondo la Cnn Mosca avrebbe chiesto anche razioni alimentari, dal momento che gli intoppi logistici avrebbero privato i soldati russi di viveri.

La Cina, dal canto suo, ha smentito categoricamente che vi sia stata la richiesta, accusando gli Stati Uniti di "disinformazione".

QUARTO GIORNO

DI TRATTATIVE

Ieri quarto round del negoziato tra russi e ucraini, stavolta in videoconferenza. Le posizioni restano invariate: i russi vogliono il riconoscimento di Donbass e Crimea e la neutralità dell’Ucraina, Kiev potrebbe concedere la propria "non appartenenza" alla Nato e lo status quo in Crimea e Donbass ma in cambio chiede un immediato cessate il fuoco e il ritiro delle truppe di Mosca sulle posizioni pre-guerra. Le parti si rivedranno oggi. "Colloqui difficili" ha commentato Zelensky.

IL CAMPO: È STASI

Attorno a Kiev non ci sono novità, i russi restano a 25 chilometri a nord-ovest e, a ovest, sono alla periferia di Velyka Dimerka (45 chilometri da Kiev). Proseguono i bombardamenti e i russi hanno minacciato i volontari stranieri di ripetere quanto fatto l’altro ieri alla base di Yavoriv: bombardarli. A Mariupol è riuscita l’evacuazione di 160 auto piene di civili. Almeno 300mila persone restano intrappolate.

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