di Rita Bartolomei   Volevano difendere la loro terra, gli uliveti di San Lorenzo a due passi da Bagaladi dove vivevano, un migliaio di abitanti ai piedi dell’Aspromonte, nella provincia di Reggio Calabria, "il ragazzo forse su un trattore pensava di fare argine con strisce tagliafuoco – si commuove il sindaco, Santo Monorchio –. C’era vento, il terreno è in un pendio". I roghi non hanno dato scampo a Margherita Cilione, 56 anni, e al nipote Antonino, 34enne. Sono le prime vittime in Italia di questa stagione infinita di incendi che da settimane – anche se le prime avvisaglie si erano già avute a maggio – assediano soprattutto il centro sud. Almeno 12mila gli ettari divorati dalle fiamme in appena quattro giorni, dall’1 al 5 agosto; dalla mezzanotte di ieri alle sei del pomeriggio i pompieri sono...

di Rita Bartolomei

 

Volevano difendere la loro terra, gli uliveti di San Lorenzo a due passi da Bagaladi dove vivevano, un migliaio di abitanti ai piedi dell’Aspromonte, nella provincia di Reggio Calabria, "il ragazzo forse su un trattore pensava di fare argine con strisce tagliafuoco – si commuove il sindaco, Santo Monorchio –. C’era vento, il terreno è in un pendio". I roghi non hanno dato scampo a Margherita Cilione, 56 anni, e al nipote Antonino, 34enne. Sono le prime vittime in Italia di questa stagione infinita di incendi che da settimane – anche se le prime avvisaglie si erano già avute a maggio – assediano soprattutto il centro sud. Almeno 12mila gli ettari divorati dalle fiamme in appena quattro giorni, dall’1 al 5 agosto; dalla mezzanotte di ieri alle sei del pomeriggio i pompieri sono intervenuti su 370 focolai tra Sicilia, Puglia e Calabria, dove sono stati impiegati 7 canadair e 380 uomini, quasi la metà arrivati come rinforzo da altre regioni.

Ma allargando lo sguardo, è il Mediterraneo a bruciare, dalla Turchia - che deve fare i conti con 8 morti e migliaia di sfollati – alla Grecia, dove ieri un 38enne è rimasto ucciso nel tentativo di domare un incendio a nord-ovest di Atene. Nella capitale i cittadini sono stati invitati a stare in casa per difendersi dall’aria irrespirabile. Assediati dal fuoco villaggi e monasteri nell’isola di Evia. E ancora roghi a Cipro, in Croazia, in Albania e in Macedonia, in Marocco e in Libano.

Cosa sta succedendo? Isabella Pratesi, direttrice del programma di conservazione WWF Italia, parte da un dato: "Nel Mediterraneo c’è stato un aumento delle superfici colpite, perché i roghi sono più forti e devastanti. Le foreste sono meno sane, più stressate, anche per i cambiamenti climatici, anche per il nostro intervento. Chiaro che qualsiasi azione umana, che sia criminale o per disattenzione o dabbenaggine, anziché produrre un piccolo incendio, crea roghi devastanti". Nel Mediterraneo "le temperature sono più alte del 20% rispetto al resto del pianeta" e "ci dovremo aspettare un rischio di incendi maggiore anche nei prossimi anni". Questa è la stagione dei mega fires, che hanno esordito nel 2017, in Portogallo. "Sono incendi – spiega Pratesi – in qualche modo ingestibili con le vecchie tecniche, come le fasce tagliafuoco, perché hanno dimensioni straordinariamente più importanti". Quella che stiamo vivendo è anche l’estate del fumo grigio su New York, del sole rosso e dell’aria ‘affumicata’ per i roghi devastanti in Oregon. È l’estate delle foreste incenerite in Canada e in Siberia, nel paese con le temperature più basse del mondo le fiamme hanno divorato un milione e mezzo di ettari di boschi, il fumo è arrivato persino in Alaska. Dagli Usa all’Asia stiamo respirando aria pessima. "Questo è uno dei problemi principali – riconosce Renzo Motta, presidente della Sisef, la Società italiana di selvicoltura, e professore al Dipartimento di scienze agrarie, forestali e alimentari dell’Università torinese –. Perché gli incendi sviluppano polveri sottili, la cosa più pericolosa per la qualità dell’aria. Nel 2017, dopo i roghi in Val di Susa, Torino per un mese fu coperta da una cappa di fumo".

Sono giorni di temperature roventi – oggi e domani in Sicilia saranno percepiti tra i 39 e i 40 gradi – e di vento che non lascia tregua. Lo stesso che, incessante, ha fatto correre i roghi in Sardegna per chilometri e chilometri, per arrivare a ridurre in fumo 10mila ettari di boschi e pascoli, con una strage di animali. "Velocità di propagazione oltre i 3 km all’ora", così Legambiente sui nuovi eventi estremi. Questo è il nemico numero uno dei vigili del fuoco. Si cercano le cause anche degli ultimi incendi in Calabria. Il sindaco di Bagaladi è diretto: "Mi chiede se qualcuno ha appiccato il fuoco? Credo ci siano pochi dubbi sulla natura dolosa". Il giorno precedente – "prima dei morti", sottolinea – Santo Monorchio aveva affidato ai social i suoi dubbi sulla dinamica dell’incendio. "Era stato quasi domato – è perplesso – poi da un focolaio è ripartito l’inferno". Le indagini diranno come e perché.