Tragedia a Casteldaccia, il superstite Giuseppe Giordano (Ansa)
Tragedia a Casteldaccia, il superstite Giuseppe Giordano (Ansa)

Palermo, 4 novembre 2018 - Il dolore è troppo. Giuseppe Giordano, 35 anni, scampato alla strage di Casteldaccia che ha distrutto la sua famiglia, non ha più lacrime da versare. Giuseppe, anch'egli nella villa travolta dalla piena del fiume Milicia, è riuscito a salvarsi aggrappandosi a un albero. Ma ha visto morire i suoi cari: la moglie, il padre, la madre, il fratello, la sorella e due figli di 15 e un anno. Vittime del maltempo che sta devastando la Sicilia. Seduto sulla panchina accanto la camera mortuaria del Policlinico di Palermo, riesce a pronunciare poche parole. "Ho perso tutto, non ho più nulla. Mi rimane solo mia figlia", dice. La figlia sopravvissuta, Asia, era andata infatti con lo zio a comprare dei dolci, scampando alla tragedia. Attorno a lui familiari e amici piangono e lo abbracciano.

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Giuseppe ricorda gli attimi fatali della tragedia: "Non so neppure io come mi sono salvato. Mi sono accorto - racconta - che l'acqua stava entrando in casa. A tutti ho detto: andiamo subito via. Ma, appena ho aperto la porta, sono stato investito da un fiume d'acqua che mi ha catapultato fuori. Mi sono aggrappato a un albero. Così sono sopravvissuto".

"Sono rimasto aggrappato per più di due ore e mezzo. Gridavo con tutta la forza in corpo per chiedere aiuto per i miei familiari. Ma ho perso tutto. Sono un uomo disperato". "E' accaduto tutto in pochi istanti - continua - eravamo tranquilli. All'improvviso l'acqua e il fango sono entrati con prepotenza e violenza sfondando tutti gli infissi. In pochi minuti l'acqua è arrivata sui tetti". "Abbiamo atteso l'arrivo dei vigili del fuoco per due ore - dice - non arrivavano mai. Mi ha salvato un carabiniere".

"Se c'era questo pericolo, perché non ci hanno avvertito?", chiede disperato. Sul posto una folla commossa e silenziosa si è raccolta davanti alla camera mortuaria dell'ospedale Policlinico di Palermo, dove sono state trasferite le salme. Presente anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, al quale i familiari delle vittime hanno chiesto i funerali siano celebrati in cattedrale. Molti in paese sapevano della situazione di criticità della zona in cui si trovava la villetta, in contrada Dogali Cavallaro, vicino al fiume, già esondato in passato, ma senza provocare molti danni. Così probabilmente nessuno si aspettava una tragedia simile. Il procuratore di Termini Imerese ha aperto un'inchiesta anche per valutare l'eventuale violazione del vincolo che impedisce di costruire entro i 150 metri dal fiume.