Ilaria Cucchi mostra la foto del fratello Stefano dopo la sentenza della corte d'appello sul processo Stefano Cucchi, Roma, 31 ottobre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI
Ilaria Cucchi mostra la foto del fratello Stefano dopo la sentenza della corte d'appello sul processo Stefano Cucchi, Roma, 31 ottobre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

Roma, 1 novembre 2014 - Il giorno dopo la sentenza che assolve tutti gli imputati nel processo per la morte di Stefano Cucchi, la sorella Ilaria non ha perso la voglia di lottare. Le indagini, spiega sono state fatte "male fin dall'inizio", con "la voglia di liquidare in fretta la pratica, per i medici, per la polizia, Stefano era un tossico morto in ospedale, uno dei tanti. Invece no. Stefano era mio fratello, e in ospedale ci era arrivato perché massacrato mentre era in carcere e dunque sotto la tutela della giustizia". Intanto l'avvocato della famiglia annuncia un'azione legale contro il ministero della Giustizia.

L'AVVOCATO - "Il 'caso Cucchi' non finisce qui", dice anche Fabio Anselmo, legale della famiglia: "Ora aspetteremo le motivazioni della sentenza per preparare il nostro ricorso per Cassazione ma intraprenderemo anche un'azione legale nei confronti del ministero" della Giustizia, "affinché si possa riconoscerne la responsabilità rispetto alla morte di Stefano". Secondo la difesa da entrambi i processi emerge che comunque un pestaggio nelle celle del Tribunale c'è stato e quindi si chiama ora in causa il ministero della Giustizia affinché riconosca la sua responsabilità dal punto di vista di un risarcimento danni. La famiglia di Cucchi ha già ottenuto un maxi-risarcimento da un milione e 340mila euro frutto di una accordo-transazione con i legali dell'ospedale dove Stefano morì; tant'è che nel giudizio d'appello non erano costituiti contro le parti mediche. E adesso la notizia della volontà di intraprendere un'azione legale nei confronti del ministero. "Io non critico la sentenza - commenta il giorno dopo l'avvocato Anselmo - Non posso fare a meno di ricordare che già dà durante l'udienza preliminare avevo previsto questo esito. Adesso abbiamo una sentenza che certifica l'insufficienza di prove su tutto: sugli autori del pestaggio e sulle singole responsabilità di medici e infermieri. La fragilità e le imbarazzanti contraddittorietà della perizia disposta dalla Corte di primo grado mai avrebbero potuto reggere a un vaglio severo e giusto da parte dei giudici di seconda istanza". 

LA SORELLA - Dunque la battaglia va avanti, una famiglia non può accettare che la morte per botte non sia colpa di nessuno. "Mi devono uccidere per fermarmi - dice Ilaria Cucchi - Non ce l'ho con i giudici di appello ma adesso da cittadina comune mi aspetto il passo successivo e cioè ulteriori indagini, cosa che chiederò al procuratore capo Pignatone".  Mai avuto dubbi sull'opportunità di continuare i ricorsi: "I prossimi passi? La Cassazione e la Corte euopea. Non è finita qui. Se lo Stato non sarà in gradi di giudicare se stesso, faremo l'ennesima figuraccia davanti alla Corte europea. Sono molto motivata". Poi la considerazione su chi ha perso: "Mi sono svegliata con l'idea che in realtà abbiamo vinto - spiega Ilaria Cucchi - L'assoluzione per insufficienza di prove non è il fallimento mio o del mio avvocato, ma il fallimento della Procura di Roma". Quindi,  "chiederò al procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone che assicuri alla giustizia i colpevoli della morte di mio fratello, perché due sentenze hanno riconosciuto il pestaggio e lo Stato italiano non può permettersi di giocare allo schiaffo del soldato, come ha detto in aula ieri il mio avvocato. Mio fratello è morto e non si può girare e indovinare chi è stato, devono dircelo loro".

"Le pressioni indebite ci sono state nei nostri riguardi, facendo in modo che noi subissimo un processo di primo grado lunghissimo che era principalmente un processo a Stefano. In quell'aula quasi tutto il tempo era dedicato a fare domande su Stefano, sulla sua magrezza, sul suo carattere e sui nostri rapporti familiari. E' stato un processo alla vittima", dice poi in serata la donna intervistata nella trasmissione 'Che fuori tempo che fa'. La sorella di Stefano Cucchi conferma che la sentenza d'appello è stato il "fallimento della procura di Roma", mentre il suo avvocato ha ribadito la volontà di voler procedere nei confronti del ministero della Giustizia.

PRESIDENTE CORTE D'APPELLO - Sull'assoluzione in appello degli imputati per la morte di Stefano Cucchi "nessuna gogna mediatica e nessun invito a 'far pagare i magistrati per i loro errori' se non vogliamo rischiare di perdere molto più di quanto già si sia perso in questa triste vicenda", afferma però il presidente della Corte d'Appello di Roma, Luciano Panzani. "Questo è il suo compito - aggiunge il presidente della Corte d'Appello di Roma, a lungo presidente del Tribunale di Torino - per evitare di aggiungere orrore ad obbrobrio e far seguire ad una morte ingiusta la condanna di persone di cui non si ritiene provata la responsabilità. Il giudice penale deve accertare se vi sono prove sufficienti di responsabilità individuali e in caso contrario deve assolvere. E' quello che i miei giudici hanno fatto anche questa volta". Panzani ricorda poi che "la Corte d'Assise è formata in prevalenza di giudici scelti tra semplici cittadini". "Posso comprendere - scrive ancora il presidente della Corte d'Appello di Roma - che sentenze contrastanti in primo grado e in appello suscitino sconcerto, ma questo sovente succede nei casi difficili, dove la prova è indiziaria e proprio per questa ragione esistono l'appello e il ricorso in Cassazione". 

CAMPIDOGLIO SOLIDALE - "L'intitolazione a Stefano Cucchi di una strada o di una piazza di Roma è una richiesta dell'Aula consiliare, proposta da Sel ma votata da tutta l'assemblea, di cui sono orgoglioso. E lo faremo". Lo ha annunciato il sindaco di Roma, Ignazio Marino, interpellato a margine della messa del Papa al Verano.

RABBIA FEDEZ - Il rapper Fedez, nelle ultime settimane protagonista prima di una querelle per il suo inno utilizzato dal Movimento 5 Stelle alla kermesse del Circo Massimo a Roma, considerato vilipendio al presidente Napolitano, e poi di uno scontro con Maurizio Gasparri, scrive su Facebook:  "Cucchi morto disidratato? NOI moriamo disidratati perche' certe stronzate non ce le beviamo. L'ingiustizia è uguale per tutti. #VERGOGNA".

FIORELLA MANNOIA - La cantante, più che alle che alle parole (scrive solo "Stefano Cucchi."), si affida al video "Cantano tutti" di Primo & Squarta, dedicata proprio al ragazzo morto il 22 ottobre 2009, a una settimana dal suo arresto per droga. "Sono vicino alla famiglia  Cucchi dopo questa amara sentenza.

ROCCO HUNT -  #CucchiUcciso2Volte", posta invece Rocco Hunt.

VALERIO MASTRANDREA - Sembra fargli eco Valerio Mastandrea che scrive: "Lo Stato ammazza sempre due volte".

PAOLA TURCI - La cantante, riprendendo il titolo del Manifesto, twitta: "E' stato ucciso. E nessuno è stato. #Cucchi". 

RAF - Rispondendo ai suoi follower, Raf chiosa: "Casi come Cucchi o Aldrovandi provocano solo a chi è provvisto di coscienza un profondo senso di rabbia e sconcerto".

ZEROCALCARE - Il vignettista del momento ripropone una vignetta realizzata qualche tempo fa in cui tre poliziotti-lupi mannari brandiscono i loro manganelli. "E' di un paio di anni fa ma certe cose sono scolpite nell'eternità. #stefanocucchi".