Medici in sala operatoria
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Milano, 22 settembre 2018 - Cala la mortalità in Italia per le patologie considerate le prime cinque cause di decesso degli anni ‘80. La mortalità dovuta a malattie del sistema cardiocircolatorio risulta in diminuzione del 64 per cento mentre i decessi per tumori registrano una flessione del 25 per cento. Sono alcuni dei dati presentati da Farmindustria in un convegno a Brindisi. È anche emerso che due persone su tre a cui è diagnosticato un cancro sopravvivono dopo 5 anni, mentre 30 anni fa non arrivavano a una su tre. Registrato poi un -47 per cento per le malattie del sistema respiratorio, - 63 per cento per le patologie dell’apparato digestivo e meno 87 per cento dal 1985 per l’Hiv/Aids. Il quadro della salute degli italiani si completa anche con i dati industriali, la produzione dei farmaci, l’altra faccia della sanità. L’Italia si attesta infatti come primo produttore farmaceutico dell’Unione Europea. Quest’anno ha superato la Germania con una produzione di 31,2 miliardi, contro i 30 dei tedeschi. Un successo dovuto al boom dell’export che sfiora i 25 miliardi. L’industria farmaceutica conta anche 200 aziende, 65.400 addetti (il 90 per cento dei quali è laureato o diplomato) e 6.400 ricercatori e 2,8 miliardi di investimenti in produzione e ricerca nel 2017.

di ACHILLE PEREGO

I farmaci ci hanno allungato la vita. Capaci, grazie alla ricerca, di curare decine di malattie e di ridurre (e molto) la mortalità di fronte a patologie gravi come i tumori o quelle del cuore, dei polmoni o dello stomaco. «Negli ultimi dieci anni – esordisce Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria – i dati dell’Istat che abbiamo presentato ieri a Brindisi confermano i grandi successi ottenuti dalla ricerca e dall’industria farmaceutica che vede l’Italia in prima linea. Ma stiamo parlando dei risultati ottenuti da farmaci sviluppati e messi in commercio 10-15-20 anni fa. Quelli che si stanno studiando e sviluppando adesso promettono nei prossimi 2-3-5 anni risultati ancora più straordinari. Parlo dei farmaci biotecnologici, degli anticorpi monoclonali e dello sviluppo della ricerca sul genoma . Tenendo conto che un prodotto, prima di essere immesso sul mercato, ha bisogno di almeno 10-12 anni di sperimentazioni, controlli e autorizzazioni, vedremo l’arrivo nei prossimi anni di una vera e propria ondata di nuovi farmaci».

Compresa la tanto attesa ‘pillola’ che potrebbe curare i tumori?

«Per questo bisognerà attendere ancora e nessuno sa quanto. Ma già oggi sono stati raggiunti risultati significativi con un allungamento importante dell’aspettativa di vita per diverse patologie tumorali. Miglioramenti che si può sperare crescano ulteriormente nei prossimi anni. Prima si combatteva il cancro dall’esterno, con la chemioterapia. Adesso lo si attacca dall’interno attivando i nostri anticorpi fino al punto di sostituire i pezzetti di cellule malate con parti sane. E la cura del tumore sarà, grazie agli studi sul genoma, sempre più personalizzata in oltre il 70% dei casi. Le ricordo, per questo, un dato. Nel 2002, quando è stata scoperta la sequenza del genoma, farla costava 100 milioni di dollari. Poi il costo è sceso prima a 10 e poi a 1 milione. Adesso siamo a mille dollari e presto costerà solo qualche dollaro. Questo significa che potrà essere applicata su larga scala individuando la cura personale per ogni tipo e malato di tumore».

Quali altre malattie stanno curando meglio che in passato i nuovi farmaci?

«Tante. Pensi solo all’Aids. Nel 1981 ci fu il primo caso e solo nel 1988 si capì che si trattava del virus dell’Hiv. Oggi un medico che cura un malato di Aids può dirgli che avrà un’aspettativa di vita pari o addirittura superiore a un malato di diabete. Ma la ricerca ha permesso di sviluppare nuovi farmaci capaci di curare meglio malattie come la psoriasi, l’artrite reumatoide piuttosto che il morbo di Crohn, una patologia del tratto intestinale, spesso nascosta, che se non curata comporta l’intervento chirurgico, e non sempre risolutivo».

Tra i progressi della chirurgia e quelli della medicina – leggi farmaci – chi sta vincendo la sfida?

«Entrambe hanno fatto passi da gigante. Diciamo che procedono insieme e che i nuovi farmaci permetto di evitare oggi il ricorso alla chirurgia per molte malattie consentendole una sempre più mirata specializzazione».

Si dice spesso che l’Italia stia abbandonando la ricerca e che i ricercatori, troppo poco pagati, scappino all’estero.

«È una percezione sbagliata e relativa se vogliamo solo all’ambito pubblico. Ma in Italia oltre il 90% della ricerca è svolta dalle aziende private e ha visto una crescita di investimenti del 22% negli ultimi cinque anni pari a 2,8 miliardi all’anno. Non è un caso che nell’ultimo anno la nostra industria farmaceutica abbia superato per la prima volta come hub produttivo europeo la Germania».