Roma, 7 dicembre 2018 - Le morti causate dal morbillo tornano a destare preoccupazione, negli ultimi dodici mesi si è registrato un boom, con un rialzo del 30% dei decessi a causa della frenata delle vaccinazioni. Le complicanze letali erano calate dell’80%, passando da mezzo milione a 110 mila nel mondo, dal 2000 al 2017, grazie a una maggiore diffusione del vaccino nei cinque continenti. Un trend che però, dall’anno scorso, ha cominciato a rallentare, con addirittura una inversione di tendenza e un tasso di mortalità in crescita, dicevamo, del 30% di decessi a fronte di un calo della profilassi antimorbillosa. Il dato rilevato da un rapporto dell’Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, sottolinea la stagnazione della copertura vaccinale, con un aumento dell’incidenza del morbillo in particolare in America, Europa e Mediterraneo orientale.  

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Secondo il rapporto pubblicato online dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC), Dipartimento immunizzazioni dell’Oms, negli ultimi 18 anni la copertura stimata della prima dose di vaccino contro il morbillo nel mondo è passata dal 72% all’85% a livello globale. Grazie a questi progressi, l’incidenza annua di casi di morbillo era diminuita dell’83% (passando da 145 a 25 casi per milione di abitanti) e la mortalità annuale diminuita dell’80%, da 545.174 decessi nel 2000 a 109.638 nel 2017 pari complessivamente a 21,1 milioni di morti evitate, soprattutto in Africa. Tuttavia questi sforzi vengono ora vanificati.

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No all’abolizione della legge sull’obbligo vaccinale, grazie alla quale in pochi mesi si è assistito ad un aumento delle coperture dal 3 al 10% per dieci vaccini. Sì, invece, a integrarla con provvedimenti volti a tutelare i soggetti più fragili e con la diffusione di programmi di educazione sanitaria a partire dalla scuola materna. Questa la posizione della Società Italiana di Pediatria (Sip), illustrata dal presidente Alberto Villani nei giorni scorsi in audizione in Commissione Igiene e Sanità del Senato.

Il decreto che ha introdotto l’obbligo vaccinale era nato dalla necessità, ha ricordato Villani, "di tentare di arginare una situazione epidemiologica pericolosa per la salute pubblica", che ha determinato oltre 5.000 casi di morbillo nel 2017 e oltre 2.700 dall’inizio del 2018, con 6 decessi nel 2017 e 3 nel 2018. Ovvero, ha precisato, “un morto ogni 700-800 casi di morbillo e non un morto ogni 1.000-10.000 casi, come riportato nelle statistiche degli anni scorsi“. Da qui la richiesta dei pediatri italiani, ha aggiunto il professor Villani, di consolidare i risultati ottenuti e di integrare la legge sull’obbligo con provvedimenti ad hoc per tutelare i bambini che non possono essere vaccinati in quanto i loro genitori sono contrari alle vaccinazioni, prevedendo percorsi di alfabetizzazione sanitaria.

Gli specialisti della Società italiana di pediatria propongono inoltre di introdurre “il regolare insegnamento dell’educazione sanitaria a partire dalla scuola materna e l’istituzione di un elenco di tutti i soggetti deceduti in seguito a malattia infettiva prevenibile da vaccinazioni“ come monito e per aiutare la comprensione del problema.