Il medico Roberto Burioni (Ansa)
Il medico Roberto Burioni (Ansa)

Roma, 12 novembre 2018 - "Quanto successo a Bari è l’esempio di come, quasi ce ne fosse ancora bisogno, i genitori, che scelgono di non vaccinare i loro figli, mettano in pericolo non solo quest’ultimi ma anche i bambini degli altri. Chiedendo la libertà di scelta, rivendicano la libertà di far male, basandosi sulla superstizione e su bugie senza alcuna base scientifica". È un fiume in piena l’immunologo Roberto Burioni nella sua disamina a caldo sulla vicenda del focolaio di morbillo scoppiato all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII del capoluogo pugliese. Otto i casi accertati, una piccola innocente di 10 anni, che, per scelta dei suoi genitori No-vax, non si è immunizzata, suo malgrado ha contratto la malattia e a quanto pare avrebbe innescato la catena di contagi.

In gravi condizioni c’è anche un neonato di undici mesi, professore.
"A quell’età i rischi di complicazioni per morbillo purtroppo sono molto alti. Si va da un’otite importante tale da comportare la sordità, a un’encefalite devastante che si sviluppa a 6-7 anni, con esito letale. Anche se parliamo di un’incidenza di un caso su 1.600-2000, i genitori di questo piccolo, al quale auguriamo una completa e pronta guarigione, vivranno per lungo tempo con una spada di Damocle sulla testa".

Da che età è possibile immunizzare i nostri figli contro il morbillo?
"Dai tredici mesi, non prima. Ecco quindi che il caso di Bari ci insegna una volta di più come sia fondamentale vaccinare i bambini. Frequentano gli asili, le scuole, gli ambulatori, inevitabilmente sono loro i principali vettori di una patologia che può aggredire piccoli indifesi".

Che cosa pensa del papà e della mamma della bimba che avrebbe diffuso il virus?
"Hanno messo in pericolo la vita della loro figlia e quelle di altre persone. Purtroppo l’Italia ha una copertura vaccinale non da Paese sviluppato. È peggiore del Ghana e della Sierra Leone".

Sta scherzando?
"No, no, sono i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità".

Quindi, a dispetto dei luoghi comuni, non sono gli immigrati a diffondere il morbillo in Italia?
"Paradossalmente sono loro che devono avere paura. Un ghanese ha più possibilità di contrarre la malattia qui da noi, dove la copertura vaccinale è più bassa, che nel suo Paese. Noi italiani non ci facciamo una bella figura, neanche all’estero. Vedesi il Messico dove dal 1996 non si registrano casi autoctoni di morbillo. Di recente là si sono avute tre infezioni, tutti pazienti italiani".

Per spiegare l’insufficiente presa dei vaccini nel Belpaese, oltre al fenomeno No-vax, non pensa che vada contestata anche una certa sottovalutazione generale della patologia?
"Vero. Sento tanti che dicono ‘io ho avuto il morbillo e non mi è successo niente’. Io ho 55 anni, sono ancora vivo, ma centinaia di miei coetanei, che si sono ammalati negli anni ’60, non ce l’hanno fatta. Meglio non dimenticarlo".

E che cosa risponde a chi solleva la questione delle complicazioni dovute ai vaccini?
"Possono esserci, ma stiamo parlando dei farmaci più sicuri che abbiamo. I genitori, che accompagnano i figli a vaccinarsi, il rischio maggiore lo corrono in auto durante il tragitto verso l’ambulatorio".

Il governo giallo-verde, favorendo le autocertificazioni per le immunizzazioni dei bambini, ostacola l’incremento della copertura vaccinale?
"Dico solo che semplicemente per andare in piscina ho dovuto presentare un certificato medico. Non un’autocertificazione".

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