Tratto emiliano della variante di valico dell'A1 (Ansa)
Tratto emiliano della variante di valico dell'A1 (Ansa)

Bologna, 3 ottobre 2018 - "Quasi piangeva. Non piangeva con le lacrime ma aveva la voce rotta dall’emozione e dalla preoccupazione. Si raccomandava: fate alla svelta a partire con la camionale, i viadotti dell’Autosole non possono reggere sotto il carico dinamico dei tir! Lo diceva nell’80, quindi ormai 40 anni fa". Giovanni Salizzoni, bolognese, ingegnere appassionato di politica - è stato anche numero due in Comune con Guazzaloca, primo sindaco non comunista - ha un ricordo indelebile di Riccardo Morandi, nelle riunioni in Commissione camionale, all’inizio degli anni Ottanta. Salizzoni, chiamato come urbanista, era il più giovane del gruppo. Oggi è l’unico rimasto in vita.

A tu per tu a parlare di progetti autostradali con il famoso progettista del ponte di Genova poi crollato. Uomo molto ammirato, un tempo.

"È stato un grandissimo, il numero uno dei viadotti in cemento armato, un nobile signore che incuteva rispetto e venerazione. Non è che adesso perché è venuto giù un ponte sia colpa sua...".

Cosa diceva Morandi?

"Era preoccupato per il traffico dei tir sulla vecchia Autosole. Per il peso e per il sistema di frenata. Se inchiodano su un ponte, non solo distruggono il massetto, la parte superficiale. Insisteva: pensate cosa succede sulle pile quando uno di questi bestioni frena. Non conta tanto il numero di veicoli, è un problema di pesantezza e capacità di frenata. Lui sosteneva: così non può reggere, le condizioni di calcolo iniziale quando ci è stato affidato il lavoro erano completamente diverse".

In altre parole: c’è un problema sui viadotti dell’Autosole?

"No, da osservatore mi sentirei di escluderlo. I lavori di manutenzione sono stati continui. Anzi, con i soldi spesi per la manutenzione si poteva fare un’altra autostrada.  Cito le parole di Morandi per ricordare che abbiamo osteggiato la camionale per decenni".

Vuol dire la variante di valico, oggi ribattezzata Direttissima.

"All’epoca si chiamava camionale. Perché il tema era quello di deviare i bestioni dai viadotti. C’era una coscienza tecnica e ingegneristica molto severa da parte degli ideatori di quelle infrastrutture. Su dati di calcolo inimmaginabili. Abbiamo fatto diverse riunioni con questo signore meraviglioso, Morandi, che incuteva rispetto e venerazione. Lui diceva, fate presto. Ci abbiamo messo 40 anni e ne abbiamo fatto la metà".

Da completare il nodo toscano.

"Ma questo dovrebbe far meditare non Autostrade. La gente deve sapere, se abbiamo avuto un rallentamento su tutto è perché l’opposizione del partito comunista è stata infinita".

Da camionale a variante, per digerirla. 

"Per la sinistra e gli ambientalisti il trasporto su gomma era di destra. Quindi la parola camionale era un’offesa culturale e politica. C’è stato un braccio di ferro durato anni perché si cambiasse nome".

Così è stato.

"Il sindaco Imbeni, una cara persona, alla festa dell’Unità disse che bastava alzarsi un’ora prima, non c’era bisogno di fare la camionale. Ero presente. Non solo: Imbeni restituì anche i soldi degli espropri per l’allargamento della tangenziale, per lui non serviva. Aveva ragione Andreatta: i comunisti sono brava gente ma impratici. Cioè sono incapaci di capire al volo le cose che servono, ci arrivano 20-30 anni dopo".

Oggi.

"Gli stessi ragionamenti valgono per la Gronda e il Passante di Bologna. Non vogliono fare un buco nella collina. E Lunardi che ha scavato gallerie per tutta la vita, ribatte: questa cosa si fa in due anni. Senza espropri".