Reggio Emilia, la città dove è nato il tricolore, dà uno schiaffo morale al buonsenso, alla storia e ad Azeglio Ciampi che fu Presidente della Repubblica. Un bel triplete. Dopo il sì del consiglio comunale, ma per un paletto messo da un membro della commissione toponomastica, viene negata...

Reggio Emilia, la città dove è nato il tricolore, dà uno schiaffo morale al buonsenso, alla storia e ad Azeglio Ciampi che fu Presidente della Repubblica. Un bel triplete. Dopo il sì del consiglio comunale, ma per un paletto messo da un membro della commissione toponomastica, viene negata l’intitolazione di una via a Norma Cossetto, studentessa istriana seviziata, violentata e infoibata (viva) a 23 anni nel 1943 dai partigiani titini. Proprio il Presidente conferì la medaglia d’oro al valor civile a Norma, che non fu né una guerrigliera, né una leader in camicia nera. Però a Reggio celebrano Tito, sempre con una via, che nella ex Iugoslavia era famoso anche per i lager destinati ai dissidenti, italiani compresi. Dunque, nella culla della bandiera italiana, tal Massimo Storchi che è anche presidente dell’Istituto della Resistenza, barricato in una trincea sbagliata, applica un veto rigidamente comunista. Uno scivolone storico - politico che sta facendo fare una figuraccia alla città all’ex ministro Graziano Del Rio, che di Reggio è stato primo cittadino. Il comune si ferma davanti al diktat del "resistente" Storchi? Incredibile, ma vero. Ciampi? Roba vecchia. La colpa di Norma? Il padre era fascista. Eppure Ciampi definì Irma Cossetto "luminosa testimonianza di coraggio e amor patrio". Reggio Emilia esca dall’imbarazzo e faccia una ragionevole scelta di civiltà. Intitoli la via a Norma, e lasci tal Storchi a combattere la sua inutile battaglia personale in un assordante silenzio.