24 mar 2022

Molotov esplose, i ragazzini: fatte grazie al web

Due ordigni artigianali piazzati davanti alle elementari di Pesaro. I tre studenti alla Digos: "Il tutorial su YouTube spiega i segreti delle bombe"

I rilievi degli investigatori vicino alla scuola primaria Lubich di Pesaro
I rilievi degli investigatori vicino alla scuola primaria Lubich di Pesaro
I rilievi degli investigatori vicino alla scuola primaria Lubich di Pesaro

Volevano fare come quel video su YouTube. Una sorta di tutorial, girato da ragazzini come loro, in cui il gruppetto di piccoli chimici mostra come fare una bomba con materiale domestico: una bottiglia di plastica con dentro acido muriatico, pezzi di alluminio e l’esplosione è servita. E loro lo hanno messo in pratica lunedì pomeriggio scorso davanti alla scuola elementare Chiara Lubich di Pesaro dove, vicino alla rampa di uscita, hanno fatto deflagrare due rudimentali bombe realizzate con bottigliette di plastica come quelle del video.

Gli aspiranti artificieri della città di Rossini sono tre ragazzini tra gli 11 e 13 anni. Molto probabilmente gli stessi, che dopo aver piazzato le loro molotov fai-da-te ed essersi goduti lo spettacolo esplosivo dietro i cespugli del parco attorno alla scuola, sono anche stati ascoltati dai poliziotti a cui hanno riferito di aver visto fuggire una donna con un cappuccio nero sulla testa. I tre minorenni, identificati, nel giro di poche ore, dalla Digos di Pesaro, in collaborazione la squadra mobile e la Direzione centrale polizia di prevenzione, coordinati dalla procura dei minorenni di Ancona, non sono punibili. Salvati dall’anagrafe. E, secondo gli inquirenti, volevano solo fare una bravata. Emulare il video, studiato nei dettagli, sulla rete era la loro unica intenzione. Ma gli investigatori sono anche convinti che la scuola non fosse un bersaglio scelto ad hoc e che hanno quindi posizionato in maniera casuale sul muretto dell’istituto le loro bottigliette, "senza assolutamente considerare – continuano dalla questura – la successiva uscita degli alunni e il pericolo che avrebbe potuto derivarne". Il caso è chiuso. I tre saranno perdonati, almeno dalla legge. Si attiverà ora un percorso di ascolto e confronto tra gli psicologi e i ragazzini. Un percorso nel quale saranno coinvolte le famiglie. Resta il fatto che, solo per fortuna, non si è sfiorata la tragedia. Se qualcuno si fosse trovato a passare lì accanto nel secondo dell’esplosione, che ha investito un’area di 4 metri quadrati, sarebbe stato colpito dall’acido muriatico con conseguenze anche irreparabili. Sulle indagini e altri dettagli, gli inquirenti non si sbottonano. Da subito però hanno escluso che si potesse trattare dell’atto di un pazzo e che la scuola fosse il bersaglio.

Le tracce analizzate dalla Scientifica hanno portato a ritenere che si trattasse dell’opera di mani inesperte. E soprattutto molto giovani. Una volta identificati, i tre hanno raccontato di aver trovato quel video su YouTube e di aver voluto divertirsi come quei loro coetanei. Trovare il materiale per la creazione delle bombe è stato un gioco da ragazzi. Tutti oggetti reperibili in casa, di uso comune. Agli agenti, quei tre giovanissimi testimoni ascoltati lunedì, molto probabilmente proprio loro tre, hanno anche descritto per filo e per segno come la bottiglietta si sia gonfiata e tesa un attimo prima di esplodere lanciando quella munizione liquida e corrosiva. Resta da capire perché tre bambini, come loro, invece di cercare musica o videogame, abbiano preferito imparare come realizzare una bomba fatta in casa.

Elisabetta Rossi

© Riproduzione riservata

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