Viviana Ponchia La moglie e l’amante parificate dalla morte. La letteratura sulle corna da riconsiderare. Il pretium doloris, lo strazio di perdere un compagno, diventa carta pesante nelle storie dove il recinto coniugale si confonde con le praterie della clandestinità. Un operaio torinese di 39...

Viviana

Ponchia

La moglie e l’amante parificate dalla morte. La letteratura sulle corna da riconsiderare. Il pretium doloris, lo strazio di perdere un compagno, diventa carta pesante nelle storie dove il recinto coniugale si confonde con le praterie della clandestinità. Un operaio torinese di 39 anni muore in un incidente stradale. È sposato e padre di un bambino. Nella sua seconda vita ha una fidanzata. Il giorno della tragedia la moglie è in viaggio e viene rintracciata solo l’amante. È lei a riconoscere il cadavere. Sempre lei a dimostrare in tribunale di avere diritto a un risarcimento. L’assicurazione è costretta a pagare le due famiglie perché anche dentro quella occulta covavano aspettative di vita in comune e progettualità. Un doppio indennizzo, non diviso a metà.

Saranno gli assicuratori a mettersi le mani nei capelli prima degli innamorati promiscui, ma tutti sono pregati di aprire gli occhi su un segno dei tempi inequivocabile. Gli amori liquidi, i traditi che si girano dall’altra parte, tutta questa folla di fidanzate e fidanzati che non sappiamo chiamare in un altro modo hanno piegato anche la giurisprudenza. Era già successo nel Veneto 5 anni fa: altro incidente, altra sofferenza. La fidanzata (appunto) del defunto ammogliato aveva portato le prove di una relazione profonda con il compianto marito (dell’altra). E in quanto parte civile aveva avuto ciò che le spettava. Italiani bigotti e bacchettoni? Macché. Se il dolore del cuore vale quanto un certificato di matrimonio siamo avanti, ragazzi.