Il manager della moda Marco Bizzarri, 51 anni, con Julia Roberts
Il manager della moda Marco Bizzarri, 51 anni, con Julia Roberts

Reggio Emilia, 13 dicembre 2014 - È il re del lusso Marco Bizzarri, 51 anni, da Rubiera. Sempre di più. Un manager dalla carriera stellare, al punto che ieri è stato nominato ceo di Gucci, in sostituzione di Patrizio di Marco, nel gruppo da 13 anni. Un colpo di spugna del magnate francese che ha spazzato via anche Frida Giannini, storica anima creativa del brand toscano.

Bizzarri lavora nel gruppo Kering dal 2005, quando è stato nominato numero uno del marchio Stella McCartney. Poi la scalata a Bottega Veneta, dove nel gennaio 2009 diventa amministratore delegato. Sotto la sua guida le vendite della maison e i margini si impennano. Dall’aprile di quest’anno diventa direttore generale del polo Lusso, Couture & Pelletteria. Ora, come ceo di Gucci e membro del Comitato esecutivo, Bizzarri riferirà direttamente a Francois-Henri Pinault, presidente e direttore generale di Kering.

«Dopo il successo del polo Lusso, sono convinto che Bizzarri saprà portare la propria esperienza in Gucci per dare alla casa fiorentina nuovo slancio e permettere di scrivere nuovi brillanti capitoli della storia», ha commentato Pinault.

Nato nella nostra provincia da due operai delle ceramiche, ora Bizzarri è uno tra i manager della moda più blasonati a livello globale. Tiene discorsi ai quattro angoli del pianeta sui suoi ‘segreti’ e porta in giro per il mondo la fierezza del ‘made in Italy’.

«Sono figlio unico, nato da una una famiglia umile di Rubiera, che mi ha sempre coccolato – raccontava al Carlino questa primavera, dopo l’ennesimo successo –. Ero però molto bravo a scuola, studiavo tanto. Credo di essere la dimostrazione vivente che con la costanza e qualche dote si può fare davvero quel che si vuole». E, anche se ora tocca ogni parte del mondo, sente fortissimo ancora il senso di appartenenza. «Ogni settimana mi muovo, spesso cambio anche continente. Dormo in albergo e ho il mio ufficio personale in diverse città. Ma se devo pensare a ‘casa’, penso a Rubiera, certamente».

Dice di avere qui molti ricordi. E sorrideva, nel ripescarli. «Tanti, soprattutto, legati allo sport. Ho giocato a calcio, nella Rubierese, da quando avevo otto anni fino ai 24. Mi viene in mente Mauro Vecchi, lo storico allenatore... Poi sono passato alla Folgore Bagno, fino ai 33, circa».

Una carriera impressionante, la sua. «Mi sono laureato in Economia a Modena – spiegava–. Poi, sono andato a bussare da Accenture, dicendo che volevo lavorare per loro. Sono rimasto lì dieci anni. In seguito le avventure con Mandarina Duck, Stella McCartney (che sotto la sua ala è diventato brand di riferimento mondiale, ndr) e Bottega Veneta».

Tutto merito anche della nostra terra. Parola di manager. «Gli emiliani hanno una naturale predisposizione al vivere bene, che si riflette poi sulle persone con cui lavorano – chiosava –. Siamo positivi, abbiamo empatia e un grandissimo rispetto per le persone; a tutti i livelli. Questo credo sia il segreto: rispetto e collaborazione per chi ha competenze diverse dalle mie».