24 apr 2022

Missili su Odessa, ucciso anche un neonato

La gemma del Mar Nero scopre il terrore: 8 morti e 18 feriti. Combattimenti furiosi in tutto il sudest. Altri due generali russi cadono a Kherson

giovanni rossi
Cronaca

di Giovanni Rossi

Fuoco e morte su Odessa. Otto vittime, tra le quali un bambino di tre mesi, e almeno 18 feriti. La storia non blinda la perla del Mar Nero. Nella città cosmopolita per eccellenza, di fondazione imperiale e spirito marinaresco, nocciolo slavo e crogiolo di etnie, la Russia colpisce con cattiveria. Quasi a ribaltare l’emotività del conflitto dopo il naufragio del Moskva, colato a picco dopo blitz missilistico dei resistenti a poche miglia dalla mitica scalinata Potëmkin, gli invasori tagliano il cielo presentando "il regalo di Pasqua di Vladimir Putin", come lo definisce – con dolore misto a rabbia – il vicesindaco Petro Obukhov.

È il primo pomeriggio della vigilia ortodossa quando bombardieri strategici Tupolev Tu-95 in volo sul Mar Caspio lanciano sei missili ad alta precisione verso Odessa: due sono intercettati, due esplodono su infrastrutture militari, due devastano altrettanti edifici residenziali (di cui uno alto 14 piani). Per la città è uno choc: la fine di ogni immaginata eccezione, la conferma che il corridoio marittimo da Mariupol a Odessa è la vera ambizione di Putin e del suo stato maggiore. "L’unico obiettivo dei raid missilistici su Odessa è il terrore. La Russia deve essere designata come sponsor del terrorismo e trattata di conseguenza. Abbiamo bisogno di un muro tra la civiltà ed i barbari che colpiscono le città pacifiche con i missili", twitta Dmytro Kuleba, capo della diplomazia di Kiev.

L’Ucraina rivendica la distruzione di due droni nemici utilizzati dall’aeronautica russa per correggere la traiettoria dei razzi, annuncia l’uccisione di altri generali di Mosca (il 16° e 17° dall’inizio del conflitto) nella vicina Kherson, e mantiene la guardia altissima: "Sappiamo che il nemico ha portato a pattugliare nel Mar Nero quattro sottomarini 877 Halibut armati di missili da crociera che possono essere lanciati da profondità fino a 50 metri". Insomma, solo un avviso della brutale offensiva in atto. La tenaglia di Mosca stringe ormai tutto il sudest. Feroci combattimenti si segnalano nei villaggi di Bezruky, Slatino e Prudyanka non lontano da Kharkhiv. Nelle aree di Donetsk e Lugansk ben 42 villaggi cadono in mano russa. Kiev ammette la perdita. Però l’intelligence britannica nel suo bollettino minimizza l’avanzata. Secondo Kiev, Mosca continua a deportare i civili ucraini dalle aree conquistate: destinazione la Russia o le repubbliche di Donetsk e Lugansk. La stima è di 500mila casi.

Intanto a Mariupol le autorità accusano i russi di occultare i corpi dei caduti nel bombardamento del teatro cittadino nella fossa comune di Manush. Non solo. A dispetto delle promesse di Putin, riprendono anche i bombardamenti sull’acciaieria Azovstal: tra 1.500 e 2.000 militari assediati insieme a centinaia di civili, inclusi bambini e bambine. "Vogliamo rivedere il sole", chiedono i piccoli in un video del battaglione Azov girato nei bunker dell’acciaieria. Ma nessun corridoio umanitario appare al momento realistico.

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