di Cesare De Carlo Taiwan è cinese, dice il portavoce di Pechino. "Non c’è alcuna possibilità di compromesso. Non faremo concessioni". "Nessuno metta in dubbio la nostra forte determinazione, la nostra ferma volontà, la nostra capacità di difendere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale". Taiwan è – come si sa – l’isola nella quale nel lontano 1949 si rifugiarono i nazionalisti di Chiang Kaischek. Avevano perduto la guerra civile contro i comunisti di Mao Tsetung. E da allora, a dispetto delle dimensioni – grande più o meno quanto Piemonte e Lombardia – e della popolazione – 23 milioni di abitanti – è diventata una potenza economica. Ha in percentuale le più imponenti riserve valutarie. E, ancora più importante, è la prima produttrice di semiconduttori, circa il 65 per cento...

di Cesare De Carlo

Taiwan è cinese, dice il portavoce di Pechino. "Non c’è alcuna possibilità di compromesso. Non faremo concessioni". "Nessuno metta in dubbio la nostra forte determinazione, la nostra ferma volontà, la nostra capacità di difendere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale".

Taiwan è – come si sa – l’isola nella quale nel lontano 1949 si rifugiarono i nazionalisti di Chiang Kaischek. Avevano perduto la guerra civile contro i comunisti di Mao Tsetung. E da allora, a dispetto delle dimensioni – grande più o meno quanto Piemonte e Lombardia – e della popolazione – 23 milioni di abitanti – è diventata una potenza economica. Ha in percentuale le più imponenti riserve valutarie. E, ancora più importante, è la prima produttrice di semiconduttori, circa il 65 per cento su scala globale. Ricordiamo per inciso che i semiconduttori sono essenziali nell’elettronica. Sono materiali speciali utilizzati per le

componenti di base dei chip, ovvero transistor, diodi, resistori eccetera.

Quando scarseggiano, come in questo periodo, la produzione rallenta, le vendite anche. Con le ovvie, negative ripercussioni sul pil e sull’occupazione. Anche queste cose si sanno. Quel che si sa di meno è che questa piccola, seconda Cina ha un sistema come il nostro. Democrazia, pluripartitismo, libertà di espressione. Dall’altra parte, al di là del braccio di mare, sul continente c’è la Cina. Partito unico, repressione, censura. Ma economia capitalistica. Questa è la formula del successo cinese, come la volle una trentina di anni fa Deng Xiaoping.

Ebbene da 72 anni garanti dell’indipendenza di Taiwan sono gli Stati Uniti. Si sono impegnati a difenderla anche se l’Onu non la riconosce. E periodicamente a conferma spediscono portaerei e aerei. Per cui al di là delle rivendicazioni verbali il regime comunista sino a pochi mesi fa manifestava grande prudenza.

Ma dal 15 agosto scorso questa prudenza sembra scartata. Dopo la vergognosa fuga notturna da Kabul, ordinata dal presidente americano Joe Biden, sono cambiati comportamenti e linguaggio. I comportamenti si riferiscono alle sempre più frequenti incursioni di navi e aerei comunisti nello spazio aereo taiwanese. Il linguaggio è diventato più assertivo, anzi più aggressivo. Come quello di ieri. Il portavoce reagiva a una dichiarazione di Biden. In un’intervista alla Cnn gli avevano chiesto se l’America avrebbe onorato il patto militare con Taiwan, in caso di aggressione cinese. Sì, ha affermato. Dopo appena un paio di ore la risposta. "Taiwan è parte inalienabile del territorio cinese". La Cina "non permetterà interventi esterni".

Che significa? Che il regime intende sfruttare la debolezza dell’amministrazione Biden per riportare i ‘’ribelli’’ in seno alla madrepatria? Il precedente di Hong Kong è più che inquietante. L’ex colonia britannica sarebbe dovuta rimanere autonoma per 40 anni. È già stata ingoiata e le sue libere istituzioni sono state abolite. I sinologi non fanno previsioni a breve. Il prossimo anno la Cina ospiterà le Olimpiadi invernali e inoltre è in calendario il Congresso del Partito Comunista, dal quale Xi Jinping uscirà con un terzo mandato. Di conseguenza è ragionevole pensare che l’invasione di Taiwan non sia imminente. Ma dopo?

Nel mondo postpandemico Xi ostenta sicurezza e orgoglio. Con il virus ha messo in ginocchio l’Occidente. Con l’economia continua a strangolarlo. Il suo pil ormai è vicino a quello americano. E poi ha quella che Hitler avrebbe definito l’arma definitiva. Ha già testato un missile ipersonico capace di fare il giro del mondo a una velocità sei volte superiore a quella del suono. Al Pentagono sono sgomenti. "Non immaginavamo una cosa del genere", ha detto un portavoce. Gli esperti riconoscono che gli Stati Uniti sono indietro, molto indietro. Quest’arma è decisiva. I futuri conflitti saranno ipersonici.

E allora la domanda: in America chi sarà disposto a morire per Taiwan nei tre anni che mancano alla fine della presidenza Biden? Xi sta facendo i suoi calcoli.