Riace, 30 settembre 2021 - Nel 2016 Mimmo Lucano era al quarantesimo posto nella classifica dei 50 leader più influenti del mondo della rivista americana 'Fortune'. Oggi è stato condannato a 13 anni e due mesi di reclusione. È la parabola della vita dell'ex sindaco di Riace, che ha fatto diventare quel piccolo borgo famoso nel mondo come modello di accoglienza e integrazione per i migranti giunti nel nostro Paese.

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Una storia, quella di Lucano e di Riace, cominciata quasi per caso nel 1998, con lo sbarco di duecento profughi dal Kurdistan a Riace Marina. Lucano e l'associazione Città Futura decisero che dovevano fare qualcosa. E così aprirono le porte delle tante case lasciate vuote da un'emigrazione che stava condannando Riace a diventare un paese fantasma, ai nuovi arrivati. Ma Lucano capì che la semplice accoglienza non era sufficiente. E così anno dopo anno 'Mimmo', come tutti lo chiamano, ha orientato l'attività della sua amministrazione all'integrazione dei rifugiati e degli immigrati irregolari. Ha aperto scuole, finanziando micro attività, ha realizzato laboratori, bar, panetterie e ha messo in piedi anche la raccolta differenziata porta a porta, che era garantita da due ragazzi extracomunitari che la trasportavano sul dorso di asini.

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Nasce anche una moneta speciale per aiutare gli immigrati nelle spese giornaliere in attesa dell'arrivo dei fondi europei. E nella parte storica del paese nasce quello che era il fiore all'occhiello di Riace, quel "villaggio globale" fortemente voluto da Lucano e diventato famoso nel mondo, dove l'integrazione si toccava con mano. Si calcola che in 17 anni siano passati almeno 6mila richiedenti asilo provenienti da oltre 20 Paesi del mondo. E molti di loro hanno deciso di rimanere in questo piccolo borgo arroccato sulle pendici a 7 chilometri dal mare Ionio. 

Nasce il "modello Riace". I riflettori si accendono sul borgo, Lucano viene preso ad esempio di un modo nuovo ed efficace di fare accoglienza. Non mancano, ovviamente, le voci critiche, soprattutto dall'area di centrodestra, ma Lucano va avanti per la sua strada. Che si interrompe improvvisamente la mattina del 2 ottobre 2018, quando la Guardia di finanza gli notifica un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa su richiesta della Procura di Locri proprio per la gestione del "modello Riace". Pesanti le accuse che gli vengono contestate alle quali in tanti non credono. Tra queste l'irregolarità nella gestione dei fondi destinati all'accoglienza e violazioni alle leggi sull'immigrazione attraverso la celebrazione di matrimoni che sarebbero stati combinati al solo fine di far ottenere agli interessati il diritto di restare in Italia. Il paese inizia a svuotarsi dei migranti, le botteghe artigiane tirano giù le serrande. Il turismo, che il "modello Riace" aveva incentivato, viene meno. 

Sindaco di Riace oggi è Antonino Trifoli, sostenuto anche dalla Lega, mentre l'ex primo cittadino, a cui la magistratura aveva imposto il divieto di dimora dopo l'inchiesta "Xenia", alle elezioni successive al suo arresto non era stato neanche eletto consigliere comunale.

Ma nonostante le vicissitudini giudiziarie e politiche, la fiducia riposta da molti in Lucano non viene meno e tanti sono convinti che il processo, intanto istruito dalla Procura di Locri sulle presunte irregolarità nella gestione dei migranti, finirà con un'assoluzione. Certezze che si sono infrante alla lettura del dispositivo della sentenza che condanna l'ex sindaco ad una pena che è quasi il doppio di quella chiesta dalla Procura. Una condanna che tuttavia non convince i sostenitori di Lucano, la cui parabola, in ogni caso e in attesa del processo di appello, segna adesso il punto più basso. 

Lucano, peraltro, è candidato alle regionali che si terranno il 3 e 4 ottobre prossimi, capolista con "Un'altra Calabria è possibile" in tutte e tre le circoscrizioni calabresi, a sostegno della candidatura di Luigi de Magistris alla presidenza della Calabria.