Reggio Calabria, 30 settembre 2021 . L'ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, é stato condannato a 13 anni e due mesi di carcere nel processo 'Xenia' sui presunti illeciti nella gestione dei migranti. La sentenza emessa dal tribunale di Locri nei confronti di Lucano è quasi il doppio degli anni di pena chiesti dalla pubblica accusa (7 anni e 11 mesi). Lucano era imputato di associazione per delinquere, abuso d'ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d'asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Condanna di Lucano: le reazioni politiche

L'inchiesta e i "matrimoni di convenienza"

L'ex sindaco, noto in tutto il mondo per la sua politica di accoglienza, era stato arrestato e posto ai domiciliari il 2 ottobre 2018 dalla Guardia di finanza per presunte irregolarità proprio nella gestione dei migranti. Lucano e la sua compagna avrebbero infatti architettato degli espedienti volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l'ingresso in Italia. In particolare, da intercettazioni telefoniche, sarebbe emerso il suo ruolo nell'organizzare "matrimoni di convenienza" tra cittadini del posto e donne straniere, al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano. 

La requisitoria del pm

il pubblico ministero di Locri, Michele Permunian, nel corso della sua requisitoria aveva affermato che "a Riace comandava Lucano. Era lui il dominus assoluto, la vera finalità dei progetti di accoglienza a Riace era creare determinati sistemi clientelari. Lucano ha fatto tutto questo per un tornaconto politico-elettorale e lo si evince da diverse intercettazioni. Contava voti e persone. E chi non garantiva sostegno veniva allontanato".

L'ex sindaco: "Vicenda inaudita"

"Questa é una vicenda inaudita. Sarò macchiato per sempre per colpe che non ho commesso. Mi aspettavo un'assoluzione" ha detto lo stesso Lucano dopo la sentenza. "Forse nemmeno a un mafioso…Io non voglio disturbare più nessuno, mi ritiro da tutto - si è poi sfogato l'ex primo cittadino -, non mi importa più, voglio solo evitare dispiaceri ai miei familiari e ai miei amici, se devo morire, non c'è problema. Io sono morto dentro oggi. Non c'è pietà, non c'è giustizia". E ancora: "Ribaltano completamente la realtà, la distruggono. Quando sono tornato dalle misure cautelari, perché mi avevano sospeso da sindaco e cacciato da Riace, i rifugiati mi aspettavano. Adesso Riace è finita".

"Grazie, comunque, lo stesso ai miei avvocati per il lavoro che hanno svolto - ha aggiunto - . Io, tra l'altro, non avrei avuto modo di pagare altri legali, non avendo disponibilità economica". Anche il suo legale Andrea Daqua non si apsettava la condanna che definisce "severa". "Aspettiamo adesso le motivazioni della sentenza. L'unica cosa che posso dire é che la impugneremo".