RIACE (Reggio Calabria) Il giorno dopo la condanna a 13 anni e due mesi di reclusione, Mimmo Lucano cede alla tensione e all’emozione per una solidarietà che forse neanche lui si aspettava così massiccia e diffusa e scoppia a piangere. Per tutto il giorno risponde ai giornalisti accorsi a Riace per la...

RIACE (Reggio Calabria)

Il giorno dopo la condanna a 13 anni e due mesi di reclusione, Mimmo Lucano cede alla tensione e all’emozione per una solidarietà che forse neanche lui si aspettava così massiccia e diffusa e scoppia a piangere. Per tutto il giorno risponde ai giornalisti accorsi a Riace per la manifestazione promossa in suo favore mantenendo il tono di voce pacato.

Ma al termine del suo intervento durante lo spettacolo che caratterizza la manifestazione, si porta una mano sugli occhi per coprire le lacrime che sgorgano, consolato dagli amici che gli sono vicini. "Non ho nessuna cosa nella vita se non l’orgoglio di avere, per anni, inseguito un ideale e di aver fatto delle cose che mi davano una fortissima gratificazione, essere di aiuto a tantissime persone arrivate a Riace in fuga dalle guerre, dalla povertà" ripete come un mantra Lucano e nelle stesse ore la Commissione antimafia lo definisce l’unico candidato ‘impresentabile’ alle prossime regionali, in cui corre per un posto all’assemblea come capolista di "Un’altra Calabria è possibile" in tutte e tre le circoscrizioni a sostegno del candidato presidente Luigi de Magistris.

"La cosa che fa più male è pensare che le persone possano avere dei dubbi su di me. Non ho paura della pena". Ma Lucano è anche arrabbiato. "Se sono colpevole – dice senza mezzi termini – dovevano mettere insieme a me anche il ministero degli Interni e la Prefettura di Reggio Calabria perché mi chiedevano numeri altissimi per un piccolo borgo ai quali dicevo sì per la mia missione. E lo Stato come mi ripaga? Dandomi 13 anni e 2 mesi".