di Ettore Maria Colombo Mentre si allontana la crisi al tavolo della verifica di maggioranza con Italia Viva e, nel contempo, Pd e M5s tornano a fare la voce grossa, si materializza un bello smacco per le storiche posizioni dei renziani, mentre i 5 Stelle possono issare i loro vessilli. Infatti, torna a prendere nuova linfa, con una norma spuntata all’improvviso nella bozza del decreto Milleproroghe che il Consiglio dei ministri sta per varare nella giornata di oggi, lo ‘stop alle trivelle’, storico cavallo di battaglia dei pentastellati in terra di Puglia e non solo. Tutti si ricordano, a tal proposito, le campagne elettorali di Alessandro Di Battista e le lacrime della ex ministra Barbara Lezzi. Succede, dunque, che il governo sta per...

di Ettore Maria Colombo

Mentre si allontana la crisi al tavolo della verifica di maggioranza con Italia Viva e, nel contempo, Pd e M5s tornano a fare la voce grossa, si materializza un bello smacco per le storiche posizioni dei renziani, mentre i 5 Stelle possono issare i loro vessilli. Infatti, torna a prendere nuova linfa, con una norma spuntata all’improvviso nella bozza del decreto Milleproroghe che il Consiglio dei ministri sta per varare nella giornata di oggi, lo ‘stop alle trivelle’, storico cavallo di battaglia dei pentastellati in terra di Puglia e non solo. Tutti si ricordano, a tal proposito, le campagne elettorali di Alessandro Di Battista e le lacrime della ex ministra Barbara Lezzi.

Succede, dunque, che il governo sta per decidere uno stop totale alla ricerca degli idrocarburi in tutto il territorio nazionale che recita così: "È vietato su tutto il territorio nazionale il conferimento di nuovi permessi di prospezione o di ricerca ovvero di nuove concessioni di coltivazione dii idrocarburi liquidi e gassosi", come si legge nel testo.

A prendere l’iniziativa è stato il ministero dello Sviluppo economico (in mano ai 5 Stelle con Stefano Patuanelli) che "rigetta le istanze relative ai procedimenti di rilascio delle concessioni per la coltivazione di idrocarburi pendenti" il cui provvedimento di conferimento "non sia stato rilasciato entro la data di entrata in vigore" dello stesso Milleproroghe.

Solo le concessioni di coltivazione, anche in regime di proroga, vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, "mantengono la loro efficacia sino alla scadenza e non sono ammesse nuove istanze di proroga". L’articolo 11 ter del dl Semplificazioni (dl 14 dicembre 2018, n. 135) risulta dunque "abrogato" a partire dall’entrata in vigore del Milleproroghe, che però va convertito in legge (di solito subito dopo la Finanziaria), e le attività di prospezione o di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, per il cui effetto erano già sospese, "sono definitivamente interrotte, fermo restando l’obbligo di messa in sicurezza dei siti interessati dalle stesse attività". Insomma, addio alle trivellazioni e, dunque, al progresso.

Paolo Pirani, segretario generale della Uiltec, denuncia: "Ancora una volta, dopo un paio di colpi di mano sventati ad agosto, si torna a prospettare uno stop su tutto il territorio nazionale al conferimento di nuovi permessi di prospezione o di ricerca, ovvero di nuove concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi. L’Italia in questo modo finirebbe in stato di soggezione rispetto a terzi nell’approvvigionamento energetico durante la fase di transizione che sta per aprirsi. Si tratta di questione industriale, ma soprattutto geopolitica".

Il problema, in realtà, è anche un altro. In questo modo infatti l’Italia ’abbandona’ sostanzialmente l’alto Adriatico, lasciando in pratica campo libero alla Croazia nella prospezione e ricerca di idrocarburi.

Ma come sempre, il decreto Milleproroghe contiene un po’ di tutto: prolunga di almeno 12 mesi una serie di scadenze, dai pedaggi autostradali alle patenti passando per i concorsi pubblici per le assunzioni nelle amministrazioni. Stavolta, visto anche il ritardo nella presentazione – che segue quello sulla manovra – la bozza del provvedimento è piuttosto smilza, diciotto paginette e 22 articoli che oggi finiranno sul tavolo di Palazzo Chigi.

Slitta di un anno, al 31 luglio 2020, il termine per il perfezionamento dei nuovi piani economici finanziari dei concessionari autostradali: un rinvio che porta con sé lo stop fino a quella data degli aumenti dei pedaggi per le concessioni in scadenza. C’è spazio anche per le questioni culturali: ecco, infatti, spuntare la proroga delle manifestazioni ovidiane, in onore del poeta romano Ovidio, a Sulmona.