Francesco Raiola, 37 anni
Francesco Raiola, 37 anni

Salerno, 17 novembre 2018 - Accusato di spaccio di droga nel 2011. Poi prosciolto dalle accuse soltanto nel 2015. In mezzo, un calvario di fango e carcere, di battaglie legali e una carriera militare stroncata sul punto di decollare. È il caso di Francesco Raiola, 37enne militare originario di Scafati (Salerno) che a causa di un'inchiesta della Procura di Torre Annunziata, guidata da Diego Marmo, lo stesso giudice che spiccò le accuse contro il conduttore televisivo Enzo Tortora, era stato allontanato dall'Esercito. Un incubo terminato pochi giorni fa, quando il militare è stato reintegrato tra le Forze armate. Il calvario è  durato sette anni per Raiola che a Foligno, in Umbria, ha ricevuto l’idoneità al servizio militare da parte della commissione che gli ha permesso di tornare in caserma: in servizio presso l’82esimo Reggimento Fanteria 'Torino' di Barletta. Proprio lì la sua esperienza si era interrotta nel 2011 a causa di un arresto poi rivelatosi completamente ingiusto dopo un lungo iter legale. 

Raiola, che all’epoca dei fatti aveva 30 anni, è rimasto coinvolto in un’inchiesta della Procura di Torre Annunziata, poi trasferita per competenza territoriale a Nocera Inferiore. L’accusa era di quelle davvero infamanti: spaccio di sostanze stupefacenti. Raiola, oggi che è tornato a indossare una mimetica, non può più parlare né rilasciare interviste. Lo fa il suo avvocato, Guido Sciacca, accanto a lui dal momento dell'arresto: "Anni difficili, in cui Francesco non ha mai perso la speranza, ma se c'è una cosa che mi è sempre rimasta impressa di questa lunga vicenda, è stata la sua forza nel voler dimostrare a tutti i costi di essere estraneo a questa faccenda, nonostante in tanti lo abbiamo scaricato", racconta il legale. "Lo andarono a prendere i carabinieri, e Francesco tutto si aspettava tranne che un'ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. Aveva addirittura pensato al peggio: la morte di un familiare". Il militare passa 21 giorni in un carcere militare e 5 mesi ai domiciliari. Nel corso delle indagini, infatti, gli inquirenti avevano dato per scontato che in alcune conversazioni telefoniche si usassero parole in codice per indicare chili o "partite" di sostanze stupefacenti. Erano invece mozzarelle e una tv che il commilitone della caserma di Barletta pensava di poter acquistare.

Queste accuse, oltre al carcere e ai domiciliari, gli sono costate anche la fine della carriera militare. Continua l'avvocato: "L'arresto avvenne poco prima della sua rafferma, ragion per cui era stato sbattuto fuori dall'Esercito. Ma non si è arreso, e col trasferimento del processo a Nocera la musica è cambiata. Nel corso dell’udienza preliminare è arrivato il proscioglimento, grazie a un giudice che ci ha consentito di portare finalmente quelle testimonianze che hanno permesso di scagionare Francesco". 

E' il 2015. Da quel momento il militare ha avviato una lunga battaglia per ottenere il reintegro nell’Esercito, chiedendo aiuto anche al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "Ci ha risposto, prendendo a cuore la nostra causa", spiega il legale. Ad aprirgli uno spiraglio è stata una norma inserita nel decreto per il riordino delle carriere militari che prevede il reintegro per casi simili a quello del 37enne. Un iter accelerato anche grazie all’impegno di molti parlamentari. "Nel periodo del calvario ha vissuto collaborando con un'impresa dei suoceri, con la famiglia che ha cercato di supportarlo economicamente e moralmente". Oggi Francesco è di nuovo un soldato. "Mi ha confidato di essere rinato e di non aver mai avuto dubbi che ce l'avrebbe fatta", conclude Sciacca. Ma cosa resta di questi sette anni? "La forza con la quale ha combattuto le sue 2 battaglie: dimostrare la sua innocenza e voler rientrare nelle Forze armate. Ce l'ha fatta, come ce l'ha fatta a riacquistare la salute, persa per un certo periodo a causa di quello che gli è successo. E' stata dura, e non potranno certo essere i 42mila euro disposti come risarcimento a cancellare questi 7 anni di calvario, nei quali Francesco si è sentito scaricato dal suo stesso mondo. Ma essere tornato al suo posto, a indossare la divisa, è il segno che esistono magistrati capaci ancora di giudicare con equilibrio".