Il procuratore capo di Milano, Francesco Greco, classe 1951
Il procuratore capo di Milano, Francesco Greco, classe 1951
di Anna Giorgi Nessuna dichiarazione ufficiale, come era prevedibile, da parte del pm Paolo Storari, né dal suo legale Paolo Della Seta, all’uscita da palazzo dei Marescialli, alle 19, dopo quattro ore di udienza che proseguirà martedì, davanti al Csm, sempre a porte chiuse. Il collegio della sezione disciplinare ha già annunciato che martedì si riserverà, e depositerà l’ordinanza con la decisione sul trasferimento cautelare di Storari e il cambio di funzioni, chiesto dal pg Giovanni Salvi, solo nei giorni successivi. Decisione complessa, tanto più alla luce della notizia trapelata...

di Anna Giorgi

Nessuna dichiarazione ufficiale, come era prevedibile, da parte del pm Paolo Storari, né dal suo legale Paolo Della Seta, all’uscita da palazzo dei Marescialli, alle 19, dopo quattro ore di udienza che proseguirà martedì, davanti al Csm, sempre a porte chiuse. Il collegio della sezione disciplinare ha già annunciato che martedì si riserverà, e depositerà l’ordinanza con la decisione sul trasferimento cautelare di Storari e il cambio di funzioni, chiesto dal pg Giovanni Salvi, solo nei giorni successivi.

Decisione complessa, tanto più alla luce della notizia trapelata ieri, in serata, dell’indagine estesa anche al procuratore capo di Milano, Francesco Greco, con l’accusa di aver ritardato l’apertura di un fascicolo sulla "Loggia Ungheria" e sulle dichiarazioni messe a verbale dall’avvocato Piero Amara, nell’ambito dell’indagine sul cosiddetto "falso complotto Eni".

L’iscrizione di Greco è quindi un atto dovuto a seguito delle denunce alla procura di Brescia (competente territorialmente) del pm Storari, pure lui indagato per rivelazione di segreto d’ufficio, per la consegna a Piercamillo Davigo, all’epoca togato al Csm, dei verbali non ufficiali della deposizione di Amara. La guerra interna a Palazzo di Giustizia vede Storari raccogliere ancora manifestazioni di solidarietà dai colleghi, (230 firme a sostegno) e Greco sempre più isolato. Il futuro, quindi, va verso una riorganizzazione necessaria e urgente della Procura. Greco va in pensione, ufficialmente e senza onori, il 14 novembre. Nei canonici sei mesi successivi, quelli che normalmente sono necessari per decidere la nomina del procuratore capo, il reggente sarà Riccardo Targetti, aggiunto al Primo dipartimento, (Contrasto al lavoro e crisi d’impresa), che a sua volta andrà in pensione a maggio 2022. Entro quella data dovrebbe esserci il nome del nuovo capo, sempre se si rispettano i tempi, perché data la complessità della nomina, l’interregno - pare - sarà un po’più lungo. Le candidature telematiche si sono chiuse a mezzanotte di ieri. Salvo sorprese, in pole position c’è Giovanni Melillo, procuratore di Napoli. L’altro nome è quello del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. Queste le due candidature più forti. A seguire il procuratore di Firenze, Marcello Viola, e quello di Lecce, Leonardo Leone de Castris. Ultimo quello di Bologna, Giuseppe Amato. Fra gli aspiranti interni, solo l’aggiunto Maurizio Romanelli, nome di assoluto spessore, ma poco probabile per via del terremoto che rende necessario un nuovo corso.

Pare quindi ormai assodato che la scalata al Palazzo di Giustizia avverrà da parte di un magistrato che non ha mai prestato servizio a Milano. Se il "papa straniero", dopo 30 anni, è una svolta epocale quasi certa, si cercherà, invece, di mantenere, nel solco della tradizione meneghina, almeno un procuratore della corrente di Magistratura Democratica (MD). Anche in questo senso, oltre alla esperienza in una grande procura, andrebbe letto il nome di Melillo.