Il Ministro dell'interno, Matteo Salvini (LaPresse)
Il Ministro dell'interno, Matteo Salvini (LaPresse)

Roma, 16 agosto 2018 - Nuovo scontro tra il ministro dell'Interno Matteo Salvini e Malta sui migranti. Il titolare del Viminale attacca La Valletta parlando di un'imbarcazione in difficoltà con 170 a bordo che Malta starebbe "bellamante" ignorando e accompagnando in Italia. "È mio dovere informarvi che un barcone con 170 immigrati a bordo - commenta adirato Salvini sul suo profilo Facebook -, ora in acque maltesi e in difficoltà, viene bellamente ignorato, anzi viene accompagnato verso le acque italiane, dalle autorità maltesi". Quindi aggiunge: "Se questa è l'Europa, non è la mia Europa. L'Italia ha già accolto e speso, abbastanza".  Il ministro accusa: "Nelle ultime ore sono stato in mezzo a gente stupenda in Sicilia, in Calabria e a Genova. Ma in Europa non cambiano mai.....". E conclude: "L'Italia ha già accolto, e speso, abbastanza. Sia chiaro a tutti, a Bruxelles e dintorni. Punto".

Nel pomeriggio si apprende che la nave in questione sarebbe un barcone, con il motore in avaria e con infiltrazioni di acqua a bordo, soccorso in acque maltesi dalla nave Diciotti della Guardia Costiera italiana. Sull'imbarcazione in difficoltà c'erano 190 migranti: 177 sarebbero stati messi in salvo sulla Diciotti, mentre 13 sarebbero state evacuate perché bisognose di cure mediche.  A coordinare i soccorsi, avvenuti nell'area Sar maltese, sono state le autorità della Valletta. Per questo ora il Centro italiano di coordinamento del soccorso marittimo ha informato Malta della situazione e chiesto un porto dove sbarcare. La Diciotti si trova ora tra acque maltesi e italiane.

IL VIMINALE - Se i Paesi membri dell'Unione europea "pensano di lasciare sola l'Italia rifilandole un barcone con 170 persone, Roma rimetterà in discussione la possibilità di partecipare alla redistribuzione delle persone che erano a bordo dell'Aquarius". Questa la posizione che emerge secondo fonti del Viminale. "I maltesi ieri avevano assunto la responsabilità di un intervento - spiega ancora Salvini -  in aiuto dell'imbarcazione (la P52) con 170 immigrati a bordo" che era giunta "all'interno delle loro acque" ma poi non hanno prestato "alcun soccorso. I maltesi hanno quindi 'accompagnato' il barcone verso le acque italiane, e una nave della Capitaneria di Porto italiana, senza che al Viminale ne fossimo informati, ha imbarcato gli immigrati mentre ancora si trovavano in acque maltesi, per dirigere verso l'Italia. Ho chiesto che la nave italiana - prosegue Salvini - contatti le autorità maltesi, nelle cui acque è avvenuto il soccorso, perché mettano a disposizione un porto per lo sbarco. Dopo aver accolto via mare 700.000 immigrati in pochi anni, penso che l'Italia abbia già fatto il dovere suo e anche di altri".   

AQUARIUS  - Era stata proprio La Valletta, ieri, a comunicare che anche l'Italia parteciperà all'accordo per la redistribuzione dei 141 migranti della nave Aquarius, sbarcata ieri a Malta. E questo nonostante la decisa opposizione di Salvini e del governo all'approdo della nave, poi sbarcata a Malta. Il ministro dell'Interno aveva detto "vada dove vuole, ma non da noi". Quindi, stando a sentire Malta, l'apertura all'accoglienza di una quota di migranti. Anche Francia, Germania, Spagna, Portogallo e Lussemburgo parteciperanno all'accordo per la redistribuzione "in una dimostrazione di concreta solidarietà europea", ha commentato il governo maltese che in un primo momento aveva però negato il permesso di attracco al barcone. 

La nave Aquarius e i suoi 141 migranti a bordo (73 minori, di cui 67 non accompagnati) sono stati così costretti a rimanere quattro giorni in mare perché sia Roma che La Valletta avevano detto un secco "no". La situazione si è sbloccata solo Martedì, quando vari Paesi europei hanno trovato l'intesa sulla redistribuzione dei migranti. Le ong SOS Méditerranée e Medici Senza Frontiere, che gestiscono la nave umanitaria Aquarius, hanno tirato un sospiro di sollievo, ma insistito sulla necessità di una soluzione europea chiara, per evitare che si ripresenti il problema e che si mettano a rischio centinaia di vite umane.