Messina, 8 luglio 2018 - Nuovo sbarco di migranti in Italia: 106 persone portate da una nave militare irlandese della missione Eunavformed sono sbarcate a Messina. E mentre la Ue mercoledì a Innsbruck proverà a ripianare i nodi e a cacciare le nubi su Shenghen, il vicepremier e ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini scalda i motori, anticipando che proprio in quel vertice chiederà lo stop all'arrivo nei porti italiani delle navi delle missioni internazionali. Parole che però suscitano la pronta reazione del ministero della Difesa, che sottolinea come tale tipo di missioni sono competenza di Esteri e Difesa e non degli Interni.

SALVINI - "Dopo aver fermato le navi delle Ong, giovedì porterò al tavolo europeo di Innsbruck la richiesta italiana di bloccare l'arrivo nei porti italiani delle navi delle missioni internazionali attualmente presenti nel Mediterraneo - scrive il titolare del Viminale su Twitter-. Purtroppo i governi italiani degli ultimi 5 anni avevano sottoscritto accordi (in cambio di cosa?) perché tutte queste navi scaricassero gli immigrati in Italia, col nostro governo la musica è cambiata e cambierà".

LA REPLICA DELLA DIFESA - Tweet a cui però replica il ministero della Difesa. "Eunavformed è una missione europea ai livelli Esteri e Difesa, non Interni. Quel che vanno cambiate sono le regole di ingaggio della missione" e occorre "farlo nelle sede competenti, non a Innsbruck", dichiarano fonti del dicastero retto da Elisabetta Trenta. L'azione, sottolineano le fonti, "deve essere coordinata a livello governativo, altrimenti l'Italia non ottiene nulla oltre a qualche titolo sui giornali, fermo restando che la guida italiana per noi è motivo di orgoglio".

LO SBARCO - Il nuovo 'step' per un'Italia senza sbarchi, arriva dopo che ieri sera a Messina con l'ok del Viminale sono approdati 106 profughi, tratti a bordo dal pattugliatore irlandese Samuel Beckett in acque libiche. Si tratta di 93 uomini, 11 minori e 2 donne incinte, prevalentemente di nazionalità sudanese tratti in salvo il 5 luglio in zona Sar libica poche ore dopo che il gommone era partito da Garabulli. Tutti, secondo quanto riferito dal Giornale di Sicilia, avrebbero pagato circa 3000 dinari libici ai trafficanti, compresi i bambini. Le operazioni di primo soccorso e assistenza sono state coordinate dalla Prefettura di Messina, garantite dal personale della Capitaneria di porto e dalle altre forze di polizia, nonché dal personale sanitario della Croce Rossa e associazioni di volontari. E ad attenderli, i migranti hanno trovato anche la solidarietà di centinaia di persone con le magliette rosse, che aderivano all'iniziativa promossa ieri da Libera, Anpi, Arci e Legambiente a favore dell'accoglienza. 

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