Roma, 23 settembre 2020 - Niente ricollocamento obbligatorio nel 'Nuovo patto sulla migrazione e l'asilo' adottato oggi dalla Commissione europea. La richiesta italiana di prevedere (o meglio imporre) trasferimenti di migranti sbarcati nelle coste Ue verso gli altri Paesi dell'Unione resta inascoltata. C'è invece un "meccanismo di solidarietà automatico", obbligatorio ma flessibile, per i profughi salvati in mare.  Una "rete di sicurezza" che dovrebbe allentare la pressione sui Paesi di primo ingresso. Su cui ricade però (ancora) la responsabilità del trattamento della domanda d'asilo (regolamento di Dublino). Agli Stati membri si lasciano sempre "alternative percorribili al ricollocamento".  La presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen definisce il patto "una soluzione europea per ricostruire la fiducia tra Stati membri e per ripristinare la fiducia dei cittadini nella nostra capacità di gestire come Unione". 

Conte

Per Giuseppe Conte il patto è "un importante passo" verso la politica di migrazione europea. Il premier in un post su Facebook chiede però "certezza su rimpatri e redistribuzione" perché "i Paesi di arrivo non possono gestire da soli i flussi a nome dell'Europa". 

Il patto Ue

Tre i pilastri su cui si regge la nuova strategia elaborata dall'esecutivo Ue e che da oggi è al vaglio del Parlamento europeo.  La Commissione propone di introdurre innanzitutto "una procedura di frontiera integrata", che "per la prima volta comprende uno screening pre-ingresso che copra l'identificazione di tutte le persone che attraversano le frontiere esterne dell'Ue senza autorizzazione o che sono state sbarcate dopo un'operazione di ricerca e salvataggio", si legge in una nota. Ciò comportera' "anche un controllo sanitario e di sicurezza, rilevamento delle impronte digitali e registrazione nella banca dati Eurodac", già prevista dalle regole in vigore. Dopo lo screening, i migranti "potranno essere indirizzati nella giusta procedura, sia alla frontiera per determinate categorie", sia "nell'ambito di una normale procedura di asilo" per coloro che chiedono lo status di rifugiato.

Il meccanismo

La commissaria europea Ylva Johansson, che con il vicepresidente Margaritis Schinas ha presentato le proposte, ha parlato di "meccanismo di solidarietà" con "ricollocamenti" e "rimpatri sponsorizzati", ovvero finanziati dagli altri Paes. Entrambi scatteranno "in modo automatico per i migranti che vengono salvati in mare". Ma anche il Paese di sbarco "ne dovrà accogliere una parte". La Johannson ha sottolineato che "non ci saranno più soluzioni ad hoc" ad ogni sbarco, perché ci saranno indicazioni precise e prefissate, sulla base della valutazione della Commissione europea.  Secondo la commissaria le nuove regole pongono fine s "scappatoie che permettono ai migranti di fuggire e andare a chiedere asilo nello Stato di sua scelta". Si alleggerisce, sottolinea la Johansson, la responsabilità sui Paesi di approdo. Ad esempio: "Se il migrante ha già un parente nell'Ue, il Paese in cui risiede il congiunto sarà responsabile anche per il nuovo arrivato. Se il migrante in precedenza ha lavorato o studiato in uno Stato diverso dal primo ingresso, quel Paese sarà responsabile".

Austria attacca

Secondo il cancelliere austriaco Sebastian Kurz la redistribuzione dei richiedenti asilo all'interno dell'Unione europea "ha fallito" e "molti Stati la rifiutano". In un'intervista esclusiva rilasciata ieri alla France Press, Kurz passa all'attacco: "Così non funzionera'", dice riferendosi ai Paesi dell'Europa centrale che rifiutano di accettare migranti arrivati in Grecia o in Italia. "Non funzionerà in questo modo, ma proteggendo meglio i confini esterni, combattendo insieme contro i trafficanti e inviando gli aiuti nei Paesi di provenienza", aggiunge.

Il rifiuto di Praga

Anche la Repubblica Ceca sale sulle barricate, rifiutando qualsiasi redistribuzione obbligatoria dei migranti tra i Paesi membri dell'Ue. Lo ha detto il ministro dell'Interno Jan Hamacek (Cssd, democratici sociali), escludendo l'obbligo di accogliere i migranti: "Siamo contrari. Non saremo d'accordo con nessuna proposta contenente l'obbligo di ricollocamento", ha dichiarato, ricordando che Praga ha assunto questa posizione da tempo insieme agli altri Visegrad (Slovacchia, Polonia, Ungheria) e ai Paesi baltici.