Roma, 6 settembre 2018 - Dopo l'allontanamento dei cinquanta migranti (arrivati dalla nave Diciotti) dal centro di Rocca di Papa, l'Ue chiede all'Italia di prevedere anche la "detenzione" tra le misure di accoglienza. "Abbiamo chiesto a tutti gli Stati membri inclusa l'Italia di fornire adeguate capacità di accoglienza, inclusa la detenzione" per i migranti, ha detto una portavoce della Commissione, Tove Ernst, commentando il caso di Rocca di Papa. "La detenzione può essere usata per l'identificazione dei migranti e evitare fughe", ha spiegato la portavoce, ricordando che i migranti non hanno il diritto di "scegliere lo Stato membro in cui chiedere protezione internazionale". Una posizione a cui fanno seguito le parole del commissario commissario Ue alla Migrazione Dimitris Avramopoulos, che para di "necessità di aumentare i rimpatri dall'Italia" e di "accrescere la capacità dell'Italia di detenzione". 

AVRAMOPOULOS - "Sono d'accordo con Salvini - ha spiegato Avramopoulos - sulla necessità di aumentare i rimpatri dei migranti dall'Italia. Capisco che il Paese è stato sotto un'enorme pressione, e che i rimpatri non sono facili, ma il Paese deve fare meglio: nel 2018 sono stati solo 4000. Ci sono ritardi, che ho segnalato più volte negli anni. Servono azioni immediate. Siamo pronti ad aiutare. Le misure che presenteremo la prossima settimana vanno in questa direzione". Secondo il commissario Ue, "per aumentare i rimpatri dei migranti, l'Italia deve accrescere la sua capacità di detenzione (centri chiusi): gli attuali circa 500 posti non bastano". Per questo, ribadisce Avramopoulos, "la prossima settimana presenteremo un pacchetto per rafforzare i rimpatri, così che l'Italia possa attuare procedure più veloci. Conosciamo la situazione del Paese, le sue debolezze, e in cosa non ha fatto il dovuto, ma siamo pronti a dare sostegno. Ci sarà un rapido miglioramento". Anche il caso specifico dei 50 migranti irreperibili della Diciotti, "mostra la necessità urgente di soluzioni strutturali. L'Ue protegge chi ne ha bisogno, ma questo non significa che i profughi possano scegliere il Paese dove avere protezione". Per il commissario di Bruxelles, "la riforma di Dublino è anche questo: non solo condividere responsabilità, ma anche porre fine a movimenti secondari e abusi".

CEI: SCELTA IMPRUDENTE MA SONO LIBERI" - Intanto oggi il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, si è detto "profondamente dispiaciuto" per l'allontanamento dei profughi e ha definito la scelta di allontanarsi "un'imprudenza". "Non ho nulla da rimpiangere - ha detto - circa quanto abbiamo fatto per accoglierli e toglierli dalla nave Diciotti, la nostra coscienza su questo punto è tranquilla. Sono persone libere, non possiamo andare oltre certi tipi di assistenza. Non possiamo chiamare i carabinieri in modo da farli vigilare perché non scappino. Se facessimo così, li metteremmo nelle stesse condizioni di quand'erano chiusi nella nave".

Il presidente della Caritas, il cardinale Francesco Montenegro, ribadisce la posizione presa ieri: "Questa gente che parte dalle proprie terre non arriva qua per essere prigioniera o entrare in un esercito. È gente che parte con un progetto. È gente che ha necessità, che parte perché c'è la guerra o la fame. Ed è gente che parte pensando che potrebbe trovare un lavoro, ricongiungersi con la famiglia, stare con gli amici per poter iniziare una vita nuova", ha detto parlando a Radio Vaticana. Ieri il direttore della Caritas, don Francesco Soddu, confermando la notizia aveva commentato: "È allontanamento volontario, non fuga". Parole a cui aveva fatto seguito il duro e ironico commento del ministro dell'Interno Matteo Salvini: "Erano così bisognosi di protezione, vitto e alloggio che hanno deciso di sparire".