Roma, 15 luglio 2018 - “Restano ancora poche” le voci dei vescovi che ricordano “l’inconciliabilità profonda tra razzismo e cristianesimo”. A denunciarlo sono centodieci operatori pastorali cattolici in una lettera indirizzata al presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, e ai singoli vescovi delle 226 diocesi. Tra i firmatari preti, religiosi, laici, in alcuni casi si tratta di docenti di università pontificie (uno dei promotori è don Rocco D'ambrosio, professore di Filosofia politica alla Gregoriana), in altri di responsabili della Caritas a livello diocesano. A unirli il disagio crescente per una sempre più dilagante cultura del “rifiuto, della paura degli stranieri, del razzismo, della xenofobia; una cultura avallata e diffusa persino da rappresentanti delle istituzioni”.

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In un contesto sociale cosí arroventato "sono diversi a pensare che è possibile essere cristiani e, al tempo stesso, rifiutare o maltrattare gli immigrati - continua l'appello - denigrare chi ha meno o chi viene da lontano, sfruttare il loro lavoro ed emarginarli in contesti degradati e degradanti”.  Non mancano poi “le strumentalizzazioni della fede cristiana”, con l’uso, “a volte blasfemo o offensivo” di simboli religiosi come il crocifisso, il rosario o versetti della Scrittura".  

Gli estensori della lettera richiamano gli interventi contro il razzismo dello stesso Bassetti e del segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin. “Ma restano ancora poche le voci dei Pastori – è l’affondo –  che ricordano profeticamente cosa vuol dire essere fedeli al Signore". E non c’è niente che possa giustificare il silenzio della Chiesa: “Né la paura di essere fraintesi o collocati politicamente, né la paura di perdere privilegi economici o subire forme di rifiuto o esclusione ecclesiale e civile”.   

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Gli ultimi vescovi in ordine di tempo a prendere la parte dei migranti sono entrambi siciliani: monsignor Pietro Maria Fragnelli (Trapani), che ha espresso gratitudine per l’intervento risolutivo del Capo dello Stato sul caso della nave Diciotti, e monsignor Antonio Staglianò (Noto). Quest’ultimo, in passato critico verso posizioni di accoglienza senza limiti, si è fatto sentire per stigmatizzare la vicenda delle due navi, con 400 migranti a bordo, ferme davanti alle coste di Pozzallo per volere del governo Conte. “Il braccio di ferro politico va fatto a bocce ferme – ha ricordato Staglianò –, non si può mettere a rischio la vita delle persone”. Nei giorni scorsi  il presidente dell’episcopato siciliano, monsignor Corrado Lorefice, se l'era presa, neanche troppo implicitamente, con il vice premier Matteo Salvini: “È giusto che l’accoglienza dei migranti diventi una questione europea, ma non si possono chiudere i porti e lasciare la gente galleggiare in mare. C’è pure qualcuno che rivendica le radici cristiane, ma di quale cristianesimo stiamo parlando?”.

Prima dell'arcivescovo di Palermo erano scesi in campo, incassando anche insulti sul web, i vescovi di Bologna (monsignor Matteo Zuppi) e di Acquaviva (monsignor Giovanni Ricchiuti). Segno che qualcosa si muove, dalle diocesi c'è chi rompe il silenzio. Ma per i firmatari dell'appello anti-razzismo nella Chiesa a prevalere è ancora la prudenza.