Roma, 4 giugno 108 - Rabbia e proteste nella baraccopoli di San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro, dove viveva Soumaila Sacko, il migrante maliano di 29 anni ucciso con una fucilata alla testa a San Calogero, nel Vibonese. Nel centro della piana che ospita centinaia di migranti che lavorano nelle aziende agricole della zona ieri notte sono stati incendiati copertoni e rifiuti. Il sindacato autonomo Usb, di cui Soumaila era attivista, ha fatto scattare questa mattina lo sciopero dei braccianti. Intanto gli inquirenti proseguono le indagini sulle cause dell'omicidio. Oltre alla vittima sono stati feriti altri due suoi connazionali. Al momento si esclude il movente raziale. 

Da anni Sacko era impegnato nelle lotte sindacali per i braccianti. E' stato colpito mentre, con altri due migranti, cercava dei pezzi di lamiera in una fabbrica dismessa. Lamiere che sarebbero servite per migliorare la tenuta termica dei rifugi dove i lavoratori sono costretti a dormire e dove vivono in condizioni di estremo degrado. In un centinaio questa mattina hanno manifestato fuori dalla tendopoli di San Ferdinando, esponendo uno striscione di cartone con la foto del migrante ucciso. "Gli hanno sparato in testa come fosse un animale. Non era mica un criminale o un terrorista", le parole degli altri braccianti. 

LE INDAGINI - Intanto dai rilievi dei carabinieri è emerso che la persona che ha sparato i quattro colpi di fucile da una settantina di metri era già sul posto quando la vittima è arrivata nella fabbrica dismessa di san Calogero insieme ai due connazionali. Gli inquirenti non formulano al momento un'ipotesi precisa, ma le indiscrezioni portano alla criminalità organizzata per cui Soumalia potrebbe aver pagato una "invasione di campo" commessa quando, insieme agli altri due migranti, ha tentato di portar via le lamiere. I tre migranti, tutti con regolare permesso di soggiorno, stavano raccogliendo materiale nell'area dell'ex fornace "La Tranquilla" del centro del Vibonese, quando un uomo è sceso da una Fiat Panda premendo quattro volte il grilletto di un fucile. La fabbrica è sotto sequestro da dieci anni per cui non esiste nessun proprietario che possa lamentare il furto del materiale abbandonato.