Gli agenti della polizia postale si sono presentati mercoledì pomeriggio a casa sua e gli hanno sequestrato computer, smartphone e altri supporti informatici dove sarebbero archiviati video e immagini a sfondo sessuale, che ritrarrebbero anche minori. La sua difesa: "video e immagini appartenevano a un dossier che avevo raccolto raccogliendo nel periodo 2015-2016 per documentare il fenomeno della pedopornografia nella Chiesa". Don Nicola De Blasio (foto), 55 anni, direttore della...

Gli agenti della polizia postale si sono presentati mercoledì pomeriggio a casa sua e gli hanno sequestrato computer, smartphone e altri supporti informatici dove sarebbero archiviati video e immagini a sfondo sessuale, che ritrarrebbero anche minori. La sua difesa: "video e immagini appartenevano a un dossier che avevo raccolto raccogliendo nel periodo 2015-2016 per documentare il fenomeno della pedopornografia nella Chiesa". Don Nicola De Blasio (foto), 55 anni, direttore della Caritas di Benevento e parroco della chiesa di San Modesto nel rione Libertà, è finito ai domiciliari a conclusione di un’operazione di contrasto alla pedopornografia online diretta dalla procura di Torino. Un arresto clamoroso che ha provocato scalpore tra i tanti che ricordano il "market solidale" per aiutare le famiglie bisognose e l’impegno profuso per i poveri. Con il prete sono stati arrestati anche un tecnico informatico di 37 anni, residente in Piemonte, e il creatore pugliese di un canale a pagamento (all’epoca dei fatti era minorenne) che, sfruttando una piattaforma di messaggistica, diffondeva il materiale. Per entrare nel canale bisognava pagare l’iscrizione, ma una volta online ci si scambiava video porno con bambini e, in taluni casi, immagini che ritraevano violenze su giovanissimi. L’attività investigativa, diretta dalla procura di Torino e coordinata dal Servizio Polizia Postale-Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia Online, è partita nel febbraio 2021. Gli inquirenti hanno passato al setaccio alcuni canali aperti di recente su un’app di messaggistica, prevalentemente frequentati da utenti italiani. Per approfondire il monitoraggio, i poliziotti si sono "intrufolati" nella Rete, iscrivendosi sotto copertura. In questo modo, dopo alcune settimane, hanno guadagnato la fiducia degli utenti che, credendosi al sicuro, si sono "sciolti", mostrandosi disponibili a scambiare materiale pedopornografico. Una messe enorme con migliaia di file, foto e video, che gli inquirenti definiscono "raccapriccianti" e ritraggono anche violenze sessuali su bambini. Grazie all’escamotage, i poliziotti sono riusciti a identificare ben 26 utenti della chat, che risultano indagati. Nei loro confronti sono stati effettuati decreti di perquisizione, non soltanto in Campania, Piemonte e Puglia, dove sono avvenuti gli arresti, ma anche in Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto.

Nino Femiani