Il candidato del centrodestra alle comunali di Roma Enrico Michetti, classe 1966
Il candidato del centrodestra alle comunali di Roma Enrico Michetti, classe 1966
di Ettore Maria Colombo È come la famosa "moria delle vacche" del film Totò, Peppino e la Malafemmena ("Signorina, veniamo noi con questa mia addirvi. Addirvi, una parola"). I candidati (perdenti) del centrodestra di Roma e Bologna, e non solo (anche Carlo Calenda, sempre a Roma), fuggono a gambe levate. Da dove? Da un mestiere che ritengono oscuro e noioso, quello di consigliere comunale nelle grandi città. Città dove hanno perso, è vero, le elezioni, ma dove, in teoria, avevano promesso di guidare l’opposizione come un sol uomo, da veri lottatori, di quelli che, appunto, dalla lotta mai e poi mai si ritirano. Promessa, ovviamente, subito non mantenuta. Del resto, lo stipendio è basso, la noia mortale, la...

di Ettore Maria Colombo

È come la famosa "moria delle vacche" del film Totò, Peppino e la Malafemmena ("Signorina, veniamo noi con questa mia addirvi. Addirvi, una parola"). I candidati (perdenti) del centrodestra di Roma e Bologna, e non solo (anche Carlo Calenda, sempre a Roma), fuggono a gambe levate. Da dove? Da un mestiere che ritengono oscuro e noioso, quello di consigliere comunale nelle grandi città.

Città dove hanno perso, è vero, le elezioni, ma dove, in teoria, avevano promesso di guidare l’opposizione come un sol uomo, da veri lottatori, di quelli che, appunto, dalla lotta mai e poi mai si ritirano.

Promessa, ovviamente, subito non mantenuta. Del resto, lo stipendio è basso, la noia mortale, la fatica è relativa, ma hanno professioni prestigiose da mandare avanti e pure famiglie da mantenere.

Enrico Michetti – avvocato tributarista, tribuno sì, ma in radio – rinuncia a sedere al consiglio comunale di Roma, che poi ha sede al centro del centro città, cioè sul colle del Campidoglio, sala capitolina, l’ex palazzo Senatorio, aula Giulio Cesare. Una location suggestiva, storica, che mozza il fiato: dà sui Fori romani e ogni leader mondiale che viene, capi del G20 in testa, vuol farci una capatina.

Insomma, il posto è scenografico, mitico, vi è nata Roma, quella di Romolo e Remo e della Lupa, episodi che a Michetti dovrebbe portare nel cuore. E, lì dentro, il buon Michetti – antico fautore e grande nostalgico della Roma dei Cesari – avrebbe potuto esprimersi in latinorum, nei suoi interventi in Aula, forse persino senza sfigurare.

E, invece, niente. "Rinunzio", ha detto, come se fosse il “rinunzio a Satana“ della fede cristiana. Al suo posto andrà un oscuro candidato, lista di Fd’I. È Federico Rocca e i suoi, tributato il massimo dell’onore al tribuno Michetti ("ci ha guidato in un’avventura meravigliosa!"), esultano. "Saluto con vive felicitazioni l’ingresso in Assemblea Capitolina di Federico Rocca, con cui tanta strada insieme è già stata fatta!" dice Rachele Mussolini.

Ma le dimissioni di Michetti agitano le acque del centrodestra. Tanto che un esponente di peso di Fratelli d’Italia come Fabio Rampelli non la prende bene: "Se mi avesse chiesto un parere avrei dichiarato l’inopportunità di tale scelta e il danno che si sarebbe creato all’intera coalizione". Un big di Forza Italia come Maurizio Gasparri punta il dito contro una decisione "irrispettosa": occorre "riflettere con più attenzione sulle scelte che si dovranno fare in futuro. Che non dovranno essere improvvisate e dovranno essere ben più tempestive e meditate".

Anche Carlo Calenda, che pure ha preso il 20%, e risulta essere il terzo candidato più votato a Roma ha deciso che no, non faceva per lui, l’aula Giulio Cesare e ha preferito mantenere lo scranno che ha vinto (grazie ai voti del Pd) nel 2019, a Bruxelles. L’europarlamentare, però, parteciperà alla prima riunione del Consiglio comunale il 4 novembre e solo in seguito darà le dimissioni.

Poi, a Bologna, Fabio Battistini – che ha perso al primo turno, raccogliendo percentuali imbarazzanti: 29,64% – pure lui, ha rinunciato a sedere a Palazzo d’Accursio, anche se assicura che "il mio non è un passo indietro, ma un passo avanti. Sarò il coordinatore dell’opposizione". Il che è lodevole, ma da fuori il Palazzo è un po’ dura.

Luca Bernardo, medico, invece, ha deciso di non disertare palazzo Marino, anche se aveva dato segnali in senso contrario. L’imprenditore Paolo Damilano siederà a palazzo Civico, a Torino, e Catello Maresca occuperà il suo scranno a palazzo San Giacomo, a Napoli. Almeno loro, un po’ di senso civico ce l’hanno.