Sabato 15 Giugno 2024

Micciché e il gatto portato in auto blu dal veterinario, prima nega poi ammette: “Stava male lo rifarei”

L’ex presidente è indagato per peculato. La procura gli contesta, oltre quello del gatto. altri 32 episodi di utilizzo improprio dell’auto blu

Auto blu per fini privati, divieto dimora per Miccichè

Auto blu per fini privati, divieto dimora per Miccichè

Palermo. 24 maggio 2024 – L’ex presidente della Regione Sicilia, l’auto blu e il suo gatto. Sono gli ingredienti (non i soli) di una vicenda che vede Gianfranco Micciché indagato per peculato.

Fra gli episodi di “utilizzo improprio dell’auto blu” contestati dalla Procura di Palermo all’ex Governatore c’è anche quella di aver fatto trasportare il suo gatto da Cefalù a Palermo per farlo visitare dal veterinario.

Una circostanza immediatamente smentita da Micciché: “Mai portato il gatto dal veterinario con l'auto blu, questo è certo. Se ci sono stati altri episodi saranno chiariti. Ho la sensazione che questa vicenda sia la prosecuzione del massacro mediatico che ho subito qualche mese fa”, aveva detto il deputato regionale Gianfranco Miccichè, commentando l'inchiesta della Procura di Palermo in cui è indagato per peculato, truffa e false attestazioni. Con “massacro mediatico di qualche mese fa”, Miccichè si riferiva all'indagine dei pm di Palermo di un anno fa – ma in quel caso non fu indagato – che condusse agli arresti domiciliari lo chef Mario Di Ferro, accusato di avere procurato cocaina all'ex presidente dell'Ars, che poi ammise di averne fatto consumo in passato. 

Ma ieri Miccichè, sentito dall’agenzia Ansa ha cambiato versione. “Il gatto stava malissimo, ha 13 anni. Sì è vero, è stato accompagnato in auto blu dal veterinario. Mia figlia mi diceva di portarlo subito a controllo, e onestamente dico che lo rifarei. Se ho commesso forzature nell'uso della vettura me ne assumo le responsabilità, ma ho fatto tutto in buona fede. Non c'è mai stata da parte mia la consapevolezza di commettere abusi”.

Gianfranco Miccichè stamani è stato interrogato dal gip nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Palermo, in cui è indagato per peculato, truffa e false attestazioni per l'uso dell' auto assegnata dall'Assemblea siciliana in quanto ex presidente.

Il gip che gli ha imposto il divieto di dimora a Cefalù, paese in cui di fatto vive, ha parlato di "una gestione arbitraria e del tutto personalistica” dell'auto blu che, dicono gli inquirenti, Gianfranco Miccichè, ex presidente dell'Ars (assemblea regionale siciliana), deputato del gruppo misto, usava come fosse cosa sua. Con l'Audi, che anche su volere del politico l'assemblea regionale assegna agli ex vertici che siano rimasti parlamentari, in realtà lo storico leader siciliano di Fi, per 33 volte, tra marzo e novembre del 2023, avrebbe fatto viaggi privati, sarebbe andato a fare visite mediche, avrebbe dato passaggi, nel tragitto Palermo - Cefalù e viceversa, a componenti della sua segreteria, a familiari e a persone assunte nello staff politico e in realtà impiegate nelle più disparate mansioni: dalla pulizia, alla manutenzione della piscina, alla derattizzazione.

Il veicolo sarebbe stato utilizzato, secondo l'accusa, anche per portare al politico la cocaina e per fargli recapitare il cibo acquistato al ristorante dell'amico Mario Ferro, lo chef poi indagato per spaccio di droga nell'ambito di una inchiesta che svelò che il deputato più volte si era rivolto a lui per acquistare sostanze stupefacenti. Condotte che integrano il reato di peculato costate al deputato il divieto di dimora e il sequestro di oltre 2mila euro.

"Io e il mio staff abbiamo sempre lavorato ed agito con la massima trasparenza e rigore. Sono pronto a chiarire tutto davanti gli organi competenti” ribatte Miccichè, che aggiunge di “non comprendere il divieto di dimora a Cefalù dove vivo e sono residente” e parla di “prosecuzione del massacro mediatico che ho subito qualche mese fa”.

Secondo i magistrati, avrebbe confermato le false missioni del suo autista Maurizio Messina che per ben 76 volte, mentendo, avrebbe attestato di essere fuori in servizio, intascando l'indennità di missione e che per questo è indagato, in concorso con Miccichè, per truffa. Messina, infine, per 209 ore totali avrebbe dichiarato la propria presenza in servizio mentre era a giocare al Bingo o da amiche, guadagnando i soldi dell'intera giornata lavorativa pur essendosi assentato e avendo dunque coperto un orario inferiore.

"Rimanendo nella propria residenza di Cefalù (e dunque nemmeno salendo a bordo dell'autovettura), –  spiega il giudice – Miccichè disponeva che l'autista impegnasse più e più volte il tragitto Palermo-Cefalù per accompagnare il suo factotum o recapitargli due teglie di pasta al forno per il suo compleanno; per accompagnare la moglie o consegnargli un dispenser da sapone; per recapitargli un ‘bidone di benzina’ o consegnargli un imprecisato cofanetto; per portare il gatto dal veterinario o recuperare il caricabatterie dell'iPad”. “Così, nei 33 episodi considerati, non v'è chi non veda – prosegue – come sia stata sviata la funzione istituzionale dell'automezzo, specie considerando che ogni viaggio comportava un impegno dello stesso per almeno quattro ore (durata che, per come emerso in relazione agli altri capi di imputazione, consentiva all'autista di ottenere una retribuzione supplementare per l'attività effettuata). Non c'è da stupirsi, allora, che l'autista in primis, specie nel periodo successivo al clamore suscitato dall'arresto dello chef Di Ferro, si dolesse per l'uso e l'abuso dell'autoblu, e per questo riflettesse sulla necessità di parlare a Miccichè e dirgli: 'presidente, amu a fari casa, chiesa e ufficio, non possiamo fare”, dice il Gip.

"Stai tranquilla che sul peculato, proprio, na puonnu (ce la possono, ndr) sucare altamente”, diceva il parlamentare a una delle sue collaboratrici preoccupata che, dopo la pubblicazione delle notizie sull'inchiesta sul pusher che riforniva il politico, l'attenzione degli inquirenti fosse concentrata sul suo impiego del veicolo.

Gli investigatori avevano infatti ipotizzato che la cocaina fosse portata al deputato con l'auto di servizio. "Ma non ci sono dubbi, ma dai! Ma dai, ma se solo ascoltassero tutte le volte in cui abbiamo fatto attenzione all'utilizzo della macchina, ma veramente spero che abbiano ascoltato le telefonate, te lo giuro, non facevo altro che dirglielo: 'mi raccomando, mi raccomando’”, diceva lei. E Miccichè rispondeva: “di più, infatti”. Ma per il gip la conversazione è solo un tentativo “maldestro di far apparire come corretto l'utilizzo dell'autovettura di servizio che in realtà finisce per corroborare in via ulteriore la distrazione dell'autovettura, attuata in via prolungata”. E che ci fosse preoccupazione sull'indagine si coglie anche dalle conversazioni intercettate dell'autista di Miccichè.”«Mi sono rotto i c..., finiù l'America, pi tutti”, commentava Messina. “Casa, chiesa e ufficio, non possiamo fare altro, finiù tutto quello che faceva prima ... magari qualche caz... in più ... taglio i ponti a tutti, mi siddiò (stancò ndr)”, sbottava.