Francesco Compagnucci assieme alla figlia, Camilla, di nove anni La rabbia dopo l’accordo giudiziario
Francesco Compagnucci assieme alla figlia, Camilla, di nove anni La rabbia dopo l’accordo giudiziario
di Viviana Ponchia Aveva giurato a se stesso di stare calmo, comunque fosse andata. Ma in fondo era convinto che la sentenza sarebbe stata diversa. Così quando il giudice Maria Francesca Abenavoli non ha pronunciato la parola condanna Francesco Compagniucci la pazienza un po’ l’ha persa: "È giustizia questa?". La morte di Camilla, la sua bambina di 9 anni finita con gli sci contro una barriera frangivento sulle piste della Via Lattea nel gennaio del 2019, vale poco meno di 300mila euro. Una multa e basta, perché i responsabili della società che gestisce gli impianti hanno chiesto il patteggiamento a sei mesi, tramutato in pena...

di Viviana Ponchia

Aveva giurato a se stesso di stare calmo, comunque fosse andata. Ma in fondo era convinto che la sentenza sarebbe stata diversa. Così quando il giudice Maria Francesca Abenavoli non ha pronunciato la parola condanna Francesco Compagniucci la pazienza un po’ l’ha persa: "È giustizia questa?". La morte di Camilla, la sua bambina di 9 anni finita con gli sci contro una barriera frangivento sulle piste della Via Lattea nel gennaio del 2019, vale poco meno di 300mila euro. Una multa e basta, perché i responsabili della società che gestisce gli impianti hanno chiesto il patteggiamento a sei mesi, tramutato in pena pecuniaria.

Poi si dicono cose che arrivano dalla pancia. Cose che solo due genitori non si pentono di sussurrare dentro un’aula di tribunale: "Così ce l’hanno ammazzata un’altra volta. L’angoscia e il senso di impotenza sono quelli di allora, ma oggi forse è anche peggio. Non può chiudersi con un assegno una storia come questa. Non si tratta di un duplice furto ma di un duplice omicidio". Camilla si era schiantata davanti ai suoi occhi nella giornata perfetta, un giovedì. Sole e nemmeno un filo di vento. Erano venuti su da Roma per le vacanze di Natale, senza la mamma, ospiti di amici a Sauze d’Olux. Alle 14.30 avevano raggiunto la vetta del Monte Fraiteve e avevano imboccato la pista "Imbuto", una rossa. Tracciato impegnativo per sciatori discreti, aveva spiegato Giovanni Brasso, presidente della Sestriere Spa: "Sicura, regolarmente palinata, con i cartelli che consigliano di rallentare e la barriera frangivento all’esterno". Un anno prima, a nemmeno 200 metri di distanza da dove è morta Camilla, aveva perso la vita, sbattendo con violenza contro un paravento di legno, Giovanni Bonaventura, ingegnere siciliano di 35 anni. Imprudenza e negligenza da parte della società, ha stabilito il giudice. Brasso, l’amministratore delegato della Sestriere Spa e il direttore tecnico Alessandro Moschini hanno concordato una pena tradotta in 45 mila euro per ogni decesso, mentre la società è stata condannata a pagare 25.800 euro per illeciti amministrativi alla base di entrambi gli incidenti. La famiglia Compagniucci si è costituita parte civile ma per Francesco non è una consolazione: "Sappiamo che verremo risarciti però niente tornerà come prima. Abbiamo una fondazione e con quei soldi faremo del bene, ma il punto non sono i soldi". Nessuno cercava un pronunciamento esemplare. Il carcere, per carità, non si augura mai. "E tuttavia ci sembra assurdo – ripete quest’uomo disperato –. Hanno fatto perizie e consulenze da cui sono emerse precise responsabilità per un duplice omicidio su una pista abusiva e tutto finisce così: pagando".

Camilla aveva perso il controllo degli sci ed era scivolata fuori pista rimbalzando per 50 metri. Dopo l’urto di testa contro una barriera era andata in arresto cardiaco, trenta minuti di tentativi di rianimarla e il trasporto in elisoccorso al Regina Margherita di Torino erano stati inutili. Francesco Compagniucci ha smesso da un pezzo di colpevolizzare se stesso. "I colpevoli ci sono e se la cavano con una multa. Ci bastava sentire la parola condanna. Che qualcuno dicesse: dovevate controllare meglio. Anche il messaggio è sbagliato".