Marina

Terragni

Vivo in Lombardia e la prospettiva può essere alterata. Dopo un anno di disastri nella gestione Covid eravamo certi che la partita vaccini non l’avrebbero sbagliata. L’incredibile débâcle –portale prenotazioni impazzito da subito, una marea di soldi bruciati, 500 mila over 80 in fila mentre i contagi sono in crescita esponenziale – ci ha definitivamente gelato il sangue nelle vene.

Sì, abbiamo paura, più di prima. Il Bertolaso Furioso ci ha dato la misura del disastro.

La primissima linea funziona: rianimatori, infermieri, personale nei punti vaccinali. Lì la giostra ha ripreso a vorticare. Ma nella stanza dei bottoni, il caos.

Si incespica anche altrove, non abbiamo l’esclusiva. Ma noi lombardi eravamo viziati, e oggi siamo sotto shock.

Il primo lockdown è stato un terrorizzante videogioco. Alla ripresa di ottobre contavamo sui vaccini in dirittura. E ora? Servirebbe un riferimento, un punto-luce all’orizzonte, e non si vede.

I vaccini arriveranno, ma quando? La nottata potrebbe durare più di un mese. Vuole dire contare i giorni, uno in fila all’altro, con il canto delle sirene in sottofondo. Ogni mattina il bollettino di questo o quello che l’ha preso: SARS-CoV-2 contagia molto di più. La testa di molti che sbarella. Pregare perché Ema proceda speditamente. Sognare Johnson&Johnson.

O che Biden, in uno slancio di magnanimità atlantica, telefoni a Draghi per dirgli: tranquillo, un po’ di dosi te le mando io.

Sì, abbiamo più paura.