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19 mar 2022

"Mi fece da mamma dopo Chernobyl. E ora che c’è la guerra, torno da lei"

Teresa accolse la piccola Luda nel 1991: "Sta fuggendo da un altro inferno, dovevo aiutarla e ospitarla di nuovo"

19 mar 2022
lucia gentili
Cronaca
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Teresa Mannozzi insieme a Liudmyla Yarosh-Dmytrenko, oggi e in una foto di 30 anni fa
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Teresa Mannozzi insieme a Liudmyla Yarosh-Dmytrenko, oggi e in una foto di 30 anni fa

di Lucia Gentili

MONTE S. MARTINO (Macerata)

La bambina ritrovata. Liudmyla Yarosh-Dmytrenko, detta Luda, aveva 9 anni quando ha messo piede per la prima volta a Monte San Martino, borgo della provincia di Macerata, accolta dalla famiglia Recchioni. Era in fuga da Chernobyl. Adesso Luda ha 40 anni, tre bambini, è docente all’università nazionale Taras Shevchenko di Kiev, insegna economia internazionale e marketing, ed è in fuga dalla guerra. La stessa famiglia di allora l’ha voluta di nuovo vicino. Così, giovedì sera, dopo un viaggio in auto di tre giorni, Luda ha cenato con i suoi "mamma e papà italiani", Teresa Mannozzi e Guido Recchioni. Ora come allora, anzi più di allora. Con l’ex bambina c’erano anche il marito Andrej, i figli Tanya, Vanya e Dasha e la madre Maria.

Monte San Martino, paesino di 712 abitanti, ha aperto le porte a loro e ad altri profughi (per ora 15, ma ne arriveranno altri). Andrej ha potuto lasciare il suo Paese perché una legge prevede che gli uomini con tre o più figli minori (nel suo caso 4, 7 e 14 anni) hanno la facoltà di scegliere se rimanere o meno. Il primo incontro tra Luda e "mamma" Teresa nel 1991, quando Monte San Martino e la comunità montana ospitarono i bimbi della zona di Chernobyl per due estati consecutive. I Recchioni accolsero in realtà tre ragazzini, un’altra femminuccia e un maschietto. Con entrambi sono rimasti in contatto; dall’inizio della guerra, però, lei è voluta restare a Kiev, mentre lui non è reperibile. "Non vedevo Luda da quando aveva 14 anni – racconta Teresa – perché era tornata durante l’adolescenza per un mese. Tra noi c’è sempre stato un legame speciale. Mio figlio e mia figlia l’hanno considerata una sorella. L’altra sera, quando ci siamo riviste, io e Luda abbiamo pianto a dirotto, in un lunghissimo abbraccio. Le dico in continuazione ’amore mio sei tornata’. Ora ho quattro nipoti, considerando i suoi tre figli. L’altra sera li ho coccolati coi biscottini al cioccolato". D’altronde Teresa, che ha un forno, è anche una bravissima cuoca. Teresa ricorda le uscite in montagna sui Sibillini e sui campi fioriti di Castelluccio, le scorpacciate di cocomero insieme. "Sono tanto felice di rivedere mia madre italiana – dice Luda –. Certo, sarebbe stato meglio incontrarsi in altre circostanze... Ricordo bene Monte San Martino, da piccola sono stata qui tre volte. È semplicemente fantastica! A Kiev la situazione è terribile: non lontano da noi un razzo è caduto su due case, un’abitazione è stata danneggiata, un’altra ha preso fuoco, eravamo seduti nel seminterrato in quel momento e abbiamo sentito questo suono orribile. Siamo saliti a casa per mangiare. Quando i bambini hanno sentito le esplosioni, hanno subito detto ’mamma andiamo in cantina in fretta’. Per prima cosa ci siamo trasferiti a Chernivtsi, al confine con la Romania. Ma l’allarme costante e il suono delle sirene non davano pace. I bambini erano spaventati. Quindi abbiamo deciso di lasciare l’Ucraina per dare una vita pacifica ai nostri tre figli. Abbiamo guidato tre giorni, 1.900 chilometri da Chernivtsi. La guerra deve finire presto". "Io e Luda ci capiamo al volo – conclude –. Basta uno sguardo".

La gara di solidarietà è partita subito, con l’aiuto prezioso del sindaco Matteo Pompei: ha trovato per loro una struttura ricettiva, che si è messa a disposizione, come altre, come pure le associazioni e i concittadini.

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