di Veronica Passeri Mezza Italia, undici regioni, torna gialla. A innescare un valzer di colori che cambiano per otto regioni sono tre nuove ordinanze del ministro della Salute Roberto Speranza. Diventano arancioni (da rosse) e abbandonano le misure anti-Covid più restrittive Campania, Toscana, Valle D’Aosta e la Provincia Autonoma di Bolzano che vanno ad aggiungersi a Calabria, Lombardia, Piemonte e Basilicata. Passano a gialle, invece, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Puglia e Umbria che si aggiungono a Sicilia, Liguria, Lazio, Molise, Sardegna, Veneto e provincia di Trento. Nelle quattro nuove regioni arancioni da domani sarà possibile riaprire i negozi. Resta...

di Veronica Passeri

Mezza Italia, undici regioni, torna gialla. A innescare un valzer di colori che cambiano per otto regioni sono tre nuove ordinanze del ministro della Salute Roberto Speranza. Diventano arancioni (da rosse) e abbandonano le misure anti-Covid più restrittive Campania, Toscana, Valle D’Aosta e la Provincia Autonoma di Bolzano che vanno ad aggiungersi a Calabria, Lombardia, Piemonte e Basilicata.

Passano a gialle, invece, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Puglia e Umbria che si aggiungono a Sicilia, Liguria, Lazio, Molise, Sardegna, Veneto e provincia di Trento. Nelle quattro nuove regioni arancioni da domani sarà possibile riaprire i negozi. Resta invece rossa, unica regione italiana, l’Abruzzo.

La nuova mappa dell’Italia è stata disegnata sulla base dei dati dei contagi e della ‘resistenza’ del sistema sanitario raccolti dalla cabina di regia. Le zone rosse diminuiscono, ma non è ancora il momento di abbassare la guardia, perché si rischia la terza ondata di Coronavirus a gennaio. "Serve ancora qualche altro sacrificio", va ripetendo il ministro della Salute Roberto Speranza incalzato dalle Regioni che continuano a chiedere al governo di rivedere le scelte sul divieto di spostamento tra i comuni imposto a Natale, Santo Stefano e Capodanno.

Del resto, il cambio di fascia, avvertono gli esperti, non può essere interpretato come un liberi tutti. Perché, ad esempio, la Toscana che torna arancione è però, con un valore Rt di 1.03, una delle quattro regioni – insieme a Molise (1.37), Veneto (1.11) e Friuli-Venezia Giulia – in cui l’indice di contagio è risultato più alto nella settimana tra il 23 e il 29 novembre. Ieri lo stesso Lazio, che è giallo, ha registrato un calo di ricoveri e pazienti in terapie intensive, ma il valore Rt è tornato lievemente sopra 1 (1.04) anche se a Roma è rimasto a 0.81.

Le regioni con l’Rt più basso sono Sardegna 0.67, Liguria con 0.69, Umbria con 0.71 e Piemonte con 0.76. A livello nazionale l’indice Rt è sceso a 0.91, l’incidenza dei nuovi casi è in calo, con 590 nuovi casi su 100mila abitanti, ma resta comunque ancora alta così come il numero i vittime, 814 nella giornata di ieri.

In Emilia-Romagna l’indice i contagio scende sotto la fatica soglia dell’1 e cade il divieto di spostamento verso altre regioni in zona gialla, mentre bar e ristoranti potranno riaprire fino alle 18. Restano chiusi cinema, musei e teatri, mentre la didattica a distanza resta solo per le superiori. I numeri comunque continuano a essere preoccupanti: nelle ultime 24 ore si sono registrati 2.143 nuovi casi (circa la metà dei quali asintomatici) e 63 morti. Anche l’Umbria, che ieri ha registrato 68 nuovi positivi al Covid e un tasso di positività del cinque per cento, si appresta a entrare in zona gialla. È’ stata firmata anche un’ordinanza regionale, valida sino al 15 gennaio 2021, nella quale si sospendono già da questo weekend le misure restrittive riguardanti il commercio. Inoltre, niente più Dad: a partire dal 9 dicembre la didattica tornerà in presenza per le scuole secondarie di primo grado.

Niente più zona rossa anche per la Campania, dove la curva dei contagi continua a scendere: ieri la percentuale positivi-tamponi era pari all’8,8%, ma il governatore Vincenzo De Luca ha comunque lanciato un appello al rigore sostenendo di condividere in pieno le misure adottate dal Governo per le prossime festività natalizie, in primis lo stop agli spostamenti tra regioni e comuni.