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9 ott 2021

Mezza Europa vuole i muri: li paghi Bruxelles

Grecia, Danimarca e altri 10 Stati chiedono fondi per costruire difese anti profughi. La Ue: ok alle recinzioni , ma non a spese nostre

9 ott 2021
elena comelli
Cronaca
Alcuni migranti tentano di oltrepassare il filo spinato al confine ungherese
Alcuni migranti tentano di oltrepassare il filo spinato al confine ungherese
Alcuni migranti tentano di oltrepassare il filo spinato al confine ungherese
Alcuni migranti tentano di oltrepassare il filo spinato al confine ungherese
Alcuni migranti tentano di oltrepassare il filo spinato al confine ungherese
Alcuni migranti tentano di oltrepassare il filo spinato al confine ungherese

di Elena Comelli L’Europa dei muri torna alla carica. Dodici ministri dell’Interno su 27 Stati membri hanno inviato una lettera alla Commissione europea e alla presidenza di turno del Consiglio europeo per chiedere che vengano utilizzati nuovi strumenti per proteggere le frontiere esterne dai flussi migratori provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, anche col finanziamento di nuove recinzioni e barriere, come ha già fatto l’Ungheria di Viktor Orbán e la Grecia al confine con la Turchia. La Commissione, però, non ci sta, come ha detto la commissaria agli Affari Interni, Ylva Johansson, al termine del Consiglio Ue. "Alcuni Stati membri hanno costruito recinzioni e strutture di protezione, ne hanno il diritto e lo posso capire. Ora però, se occorre utilizzare i fondi Ue per fare questo, devo dire no". I dodici firmatari sono Austria, Cipro, Danimarca, Grecia, Lituania, Polonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia e Slovacchia. Un mix di sovranisti e "frugali", che ha subito suscitato il plauso dei sovranisti di casa nostra. Matteo Salvini non ha perso occasione per gettare benzina sul fuoco di una richiesta destinata ad essere bocciata: "Se ben 12 Paesi europei con governi di ogni colore chiedono di bloccare l’immigrazione clandestina, con ogni mezzo necessario, così sia. L’Italia che dice?". Al momento, conferma la Commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson, "ci sono forti pressioni migratorie: abbiamo l’aggressione di Lukashenko, un aumento degli arrivi attraverso il Mediterraneo e la rotta atlantica e anche un aumento dei movimenti secondari nell’Unione europea". Per questo, è la sua posizione, occorre "fare progressi sul Patto sull’immigrazione e l’asilo" che contiene "tutte le componenti per essere in grado di gestire la migrazione in un modo molto migliore". Il nuovo Patto sull’Asilo è però fermo da un anno. Non si è fatto alcun passo avanti. E i "dodici" con questa iniziativa ...

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