Ugo Cennamo Certe frasi quando si trasformano in luoghi comuni perdono il loro significato e diventano utili solo a incanalare la conversazione lungo binari ben noti, soprattutto in famiglia. Come quando si va per il solito sentiero che preferiamo percorrere perché sappiamo dove ci porta, privandoci però del...

Ugo

Cennamo

Certe frasi quando si trasformano in luoghi comuni perdono il loro significato e diventano utili solo a incanalare la conversazione lungo binari ben noti, soprattutto in famiglia. Come quando si va per il solito sentiero che preferiamo percorrere perché sappiamo dove ci porta, privandoci però del piacere della scoperta. Prendiamo, ad esempio, la frase "mettiti nei miei panni", universalmente utilizzata, tant’è che per gli inglesi è "put yourself in my shoes". Tutto il mondo è paese, sempre a proposito di frasi fatte, tanto odiate da Gustave Flaubert. Bene, quando la si pronuncia apparentemente cerchiamo un confronto con il nostro interlocutore, ma in realtà è un modo per arroccarsi sulle proprie posizioni. E la risposta più probabile sarà: "... e tu mettiti nei miei". E quando si tratta di figli iniziano i guai.

Eppure, soprattutto in questo periodo, costretti a condividere con i propri cari molte ore delle nostre giornate, dovremmo proprio approfittarne per indossare gli abiti o le scarpe di chi abbiamo accanto, anche se ci vanno stretti e i calli ci fanno male. Come tutte le cose però serve allenamento, attitudine, perché i passaggi sono graduali. Come insegna Daniel Pennac per imparare ad amare la lettura non possiamo pretendere di passare da zero pagine a un libro al giorno. Tutto deve avvenire passo dopo passo. In definitiva, per chiudere con un luogo comune che andrebbe invece preso per quel che vuol dire, "meditate gente, meditate" e, se non siete abituati a farlo, iniziate ora. Aiuterà a metterci nelle scarpe degli altri anche se non sono del nostro numero.