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6 ago 2022
martino agostoni
Cronaca
6 ago 2022

Alpinismo, lo studio: "Messner non ha scalato tutti i 14 Ottomila". Lui: "Ridicolo"

Il tedesco Eberhard Jurgalski mette in dubbio la conquista dell'Annapurna: "Ha mancato la vetta per 5 metri"

6 ago 2022
martino agostoni
Cronaca
Peter Habeler e Reinhold Messner, due alpinisti per un'impresa straordinaria: la scalata del monte Everest senza l'ausilio di bombole d'ossigeno. E' l'8 maggio 1978, quando l'austriaco e l'italiano, che nel '70 perse sette dita dei piedi durante la tragica scalata del Nanga Parbat, raggiungono il tetto del mondo. Quota 8.800 metri. Esperti e colleghi sono scettici. Li accusano di aver utilizzato di nascosto delle mini-bombole. Messner incassa e, da cocciuto montanaro, rilancia. Due anni dopo, nonostante una caduta in un crepaccio, tocca di nuovo la vetta. Ancora una volta senza ossigeno. "E' stata una prova fisica mai affrontata", ammetterà l'alpinista. Stavolta tutti gli credono, anche i suoi detrattori. Chapeau.
Reinhold Messner
Peter Habeler e Reinhold Messner, due alpinisti per un'impresa straordinaria: la scalata del monte Everest senza l'ausilio di bombole d'ossigeno. E' l'8 maggio 1978, quando l'austriaco e l'italiano, che nel '70 perse sette dita dei piedi durante la tragica scalata del Nanga Parbat, raggiungono il tetto del mondo. Quota 8.800 metri. Esperti e colleghi sono scettici. Li accusano di aver utilizzato di nascosto delle mini-bombole. Messner incassa e, da cocciuto montanaro, rilancia. Due anni dopo, nonostante una caduta in un crepaccio, tocca di nuovo la vetta. Ancora una volta senza ossigeno. "E' stata una prova fisica mai affrontata", ammetterà l'alpinista. Stavolta tutti gli credono, anche i suoi detrattori. Chapeau.
Reinhold Messner

Roma, 6 agosto 2022 - Reinhold Messner non avrebbbe raggiunto la vetta di tutti i 14 Ottomila . E sarebbero "solo 5 metri" a togliere la corona di "Re degli Ottomila" all'alpinista altoatesino, oggi 77enne e (finora) il  primo uomo ad aver scalato tutte le 14 montagne della Terra alte più di 8.000 metri e senza l'ausilio di ossigeno. Un primato conquistato da Messner il 16 ottobre 1986 raggiungendo la vetta del Lhotse (8.516 metri), il 14esimo e ultimo Ottomila della sua lista di scalate delle cime più alte del mondo. Ma ora c'è chi avanza un dubbio su questo elenco e ritiene che Messner abbia raggiunto la vetta "solo" di 13 dei 14 Ottomila, contestando al grande alpinista il raggiungimento della cima dell'Annapurna (8.091 metri), una montagna che nella lista di Messner è l'11esimo Ottomila conquistato il 24 aprile 1985. 

Non è una polemica nuova nell'alpinismo quella che mette in dubbio l'effettivo raggiungimento delle vette delle montagne sopra gli 8.000 metri, in particolare riguardo a scalate fatte nei decenni passati quando strumenti e testimonianze da portare come prova della conquista della cima non erano precise e affidabili come ora. Stamattina è stato il giornalista himalayano Eberhard Jurgalski di Loerrach, paesino del sud della Germania ai confini con la Svizzera, e il suo staff, a tornare sulla questione con un loro  decennale studio che sostiene che Reinhold Messner oltre a non essere stato il primo ad aver raggiunto tutti i 14 Ottomila, non li ha nemmeno scalati tutti.

Non si è fatta attendere la replica di Messner che ha definito il problema  "ridicolo" e la tesi di Jurgalski come "inconcepibile". 

La tesi di Jurgalski: "Era 5 metri sotto la vetta"

Nella lista del "Re degli Ottomila" invece del numero 14, per Messner ci dovrebbe essere il 13 con depennata l'Annapurna . Secondo Jurgalski, classe 1952 e molto apprezzato nel mondo dell'alpinismo, Messner non avrebbe raggiunto gli 8.091 metri della vetta dell'Annapurna perché dalla sommità non è possibile, a differenza di quello documentato dall'alpinista altoatesino, scorgere il campo base . Il cronista tedesco dice che nel 2016 ha ricevuto i dati digitali della vetta dal Centro aerospaziale tedesco e, valutate le foto dalla vetta s cattate da varie angolazioni, sostiene che "dalla cima dell'Annapurna non è possibile vedere alcun campo" e sospetta che Messner quel giorno "era cinque metri sotto la vetta ".

Jurgalski ha, poi, sentenziato, "puoi fermarti 30 metri prima e 10 metri sotto il punto più alto e continuare a dire di aver scalato la montagna, ma non puoi dire che sei stato in vetta ". Nella nuova lista elaborata dal gruppo di alpinisti riunito da Jurgalski, del quale fa parte anche l'italiano Federico Bernardi e visibile sul sito web 8000ers.com, i tre ad aver scalato tutte le 14 montagne scalabili sopra gli 8.000 metri, sono l'americano Ed Viesturs (1989-2005), il finlandese Veikka Gustafsson (1993-2009) ed il nepalese Nirmal Purja (tutti nel 2019).

Secondo Jurgalski il punto più alto di alcuni Ottomila è difficile da individuare e quindi raggiungere. Ad esempio, nel caso dello Shisha Pangma (la più bassa vetta degli Ottomila con 8.027 metri), prima di arrivare alla sommità c'è una cresta molto stretta lunga circa 100 metri che da entrambi i lati presenta un dislivello verticale di alcune centinaia di metri. Sul Dhaulagiri, 8.167 metri, un palo di metallo a 140 metri dalla vetta induce molti alpinisti a credere di aver raggiunto la vetta. Sul Manaslu, 8.163 metri, oltre il punto in cui la maggior parte delle spedizioni si ferma e scatta la foto, ci sono due punti che sono più alti ma da quel punto non possono essere visti. Spettacolari filmati di droni del 2021 del fotografo Jackson Groves mostrano chiaramente dove si trova il punto più alto.

Lo studio sostiene che anche l'austriaca Gerlinde Kaltenbrunner , considerata la prima donna ad aver raggiunto le vette dei 14 Ottomila senza l'ausilio di ossigeno, abbia fallito due vette . Nel centro di Katmandu in Nepal è custodito l' Himalayan Database , la più grande raccolta di dati sulle ascese alpinistiche nell'Himalaya dal 1905 istituito dall'americana Elizabeth Hawley deceduta nel gennaio 2018 all'età di 94 anni. Stando a Jurgalski quel database era basato sul racconto , sulla dichiarazione del singolo alpinista ed era lei a validare o meno l'ascesa. Il lavoro del team di 8000ers.com è, invece, quello di prendere in visione le fotografie scattate dagli alpinisti e di altra documentazione che possa confermare l'avvenuta ascesa.

La replica di Messner

"È ridicolo" , è questo il commento diffuso oggi da Reinhold Messner riguardo all'affermazione del cronista tedesco Eberhard Jurgalski che non avrebbe raggiunto la vetta dell'Annapurna e che pertanto non avrebbe scalato tutte le 14 vette oltre gli 8.000 metri. "È ridicolo, perché quel giorno ho scalato una parete di 4000 metri e sono uscito sulla cresta della vetta, perché è lì che si giunge in cima. Che qualcuno affermi ora che la cima è cinque o dieci metri accanto è assurdo, su queste cose non mi voglio soffermare", così l'alpinista.

"C'è poi da aggiungere un altra cosa - dice Messner - che in 50 anni le cose cambiano. Le vette di queste montagne sono costituite perlopiù da neve e ghiaccio e questi negli ultimi 50 anni hanno subito delle modifiche. Se accettiamo come vetta il punto in cui nel 1950 è giunto l'alpinista francese Herzog allora possiamo affermare che la vetta non è più lì, perchè in questo lasso di tempo si è modificata per diverse volte. Lassù non c'è nessuna croce o segnale del punto esatto, pertanto, dire che la vetta è cinque o dieci metri più a lato è ridicolo", conclude Messner.

Nives Meroi: "La vetta è un punto geografico preciso" 

Secondo la classificazione di Jurgalski solo 3 dei 44 alpinisti che hanno scalato l'Annapurna sarebbero effettivamente arrivati in vetta ovvero nel punto più alto della montagna. Messner critica la posizione di Jurgalski che ha affermato che "la maggior parte degli alpinisti non accetta le modifiche solo perché c'è da difendere la loro reputazione " e aggiungendo che "l'intera storia degli Ottomila deve essere riscritta , non è colpa nostra, ma il vero è vero e il falso è falso". Ma di diverso avviso è anche Nives Meroi, alpinista lombarda di origine ma friulana d'adozione dopo essersi sposato con il marito Romano Benet. "Jurgalski ha ragione, la vetta è un punto geografico preciso e indiscutibile ed il suo lavoro è proprio questo - ha detto Meroi prima donna a raggiungere l'Everest senza l'ausilio dell'ossigeno -. L'unico parametro misurato è se qualcuno ha raggiunto la cima o meno, non come ci è arrivato. Mettere Messner, Lorethan e simili allo stesso livello degli attuali alpinisti di oggi suona come una bestemmia".

 

 

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