Roma, 4 aprile 2021 - Papa Francesco è entrato in processione nella Basilica vaticana, dove stamane, nella Domenica di Pasqua, presiede all'Altare della Cattedra la solenne celebrazione della messa del giorno. La liturgia, che si svolge nel rispetto delle restrizioni anti-Covid e con una ristretta partecipazione di fedeli, ha inizio con il Rito del "Resurrexit" e l'aspersione. A termine della messa il Pontefice, sempre dall'Altare della Cattedra (anziché, come da tradizione, dalla Loggia centrale della Basilica), ha pronunciato il Messaggio pasquale e, dopo l'annuncio della concessione dell'indulgenza dato dal cardinale Mauro Gambetti, arciprete di San Pietro e vicario del Papa per la Città del Vaticano, ha impartito la benedizione "Urbi et Orbi".

Il messaggio del Papa per Pasqua

"L'annuncio di Pasqua non mostra un miraggio, non rivela una formula magica, non indica una via di fuga di fronte alla difficile situazione che stiamo attraversando - dice Francesco - La pandemia è ancora in pieno corso; la crisi sociale ed economica è molto pesante, specialmente per i più poveri; malgrado questo - ed è scandaloso - non cessano i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari". E ripete: "E' questo è lo scandalo di oggi".

Poi il Papa si concentra sulla pandemia da Coronavirus: "La comunità internazionale si adoperi per colmare i ritardi accumulati nella distribuzione dei vaccini contro il coronavirus e, nel nome di un vero e proprio 'internazionalismo dei vaccini' ne garantisca la distribuzione a tutti, soprattutto ai deboli ai fragili e ai poveri", ha chiesto Francesco. "Cristo risorto è speranza per quanti soffrono ancora a causa della pandemia, per i malati e per chi ha perso una persona cara. Il Signore dia loro conforto e sostenga le fatiche di medici e infermieri". E ancora: "Tutti, soprattutto le persone più fragili, hanno bisogno di assistenza e hanno diritto di avere accesso alle cure necessarie. Ciò è ancora più evidente in questo tempo in cui tutti siamo chiamati a combattere la pandemia e i vaccini costituiscono uno strumento essenziale per questa lotta". Pertanto "nello spirito di un 'internazionalismo dei vaccini', esorto pertanto l'intera Comunità internazionale a un impegno condiviso per superare i ritardi nella loro distribuzione e favorirne la condivisione, specialmente con i Paesi più poveri".

L'appello è alle autorità pubbliche: aiutino i nuovi poveri creati dal Covid, garantendo loro sostegno e dignità. "Il Crocifisso Risorto è conforto per quanti hanno perso il lavoro o attraversano gravi difficoltà economiche e sono privi di adeguate tutele sociali", ha detto, "Il Signore ispiri l'agire delle autorità pubbliche perché a tutti, specialmente alle famiglie più bisognose, siano offerti gli aiuti necessari a un adeguato sostentamento. La pandemia ha purtroppo aumentato drammaticamente il numero dei poveri e la disperazione di migliaia di persone".

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Urbi et orbi, cosa significa? 

Urbi et Orbi è la benedizione del Papa a tutta la Chiesa e ai fedeli tradizionalmente pronunciata nel giorno di Natale e in quello di Pasqua. Ma cosa significa?  Urbi et Orbi è una locuzione latina composta dai due sostantivi Urbi e Orbi, uniti dalla congiunzione et: Urbi significa "all'Urbe" (per gli antichi Romani indicava la città di Roma), Orbi significa "all'Orbe", nel senso di "mondo"). La locuzione quindi significa letteralmente "all'Urbe e all'Orbe", nel linguaggio corrente resa con "a Roma e al mondo". La locuzione si usa anche al genitivo: Urbis et Orbis ("di Roma e del mondo"). La locuzione Urbis et Orbis, oltre che in documenti della Santa Sede, è utilizzata anche per indicare la lingua latina (Urbis et Orbis lingua), intesa come lingua universale, di Roma e del mondo. Fuori dai riferimenti geografici a Roma e al mondo, Urbi et Orbi viene usata per denotare qualcosa detto o pubblicato ai quattro venti, facendolo sapere a tutti, e anche come motto o titolo o ragione sociale per indicare qualcosa destinato a tutti o almeno senza preclusioni verso nessuno. In senso scherzoso la locuzione in italiano viene usata per indicare non il mondo intero, ma gli "orbi", vale a dire i ciechi, usandola anche invertendo i sostantivi: Orbi et Urbi.

Papa Francesco ha celebrato ieri sera la solenne Veglia Pasquale nella Notte Santa, nella Basilica di San Pietro, all'Altare della Cattedra. Nel rispetto del coprifuoco, in una Basilica con un numero contingentato di fedeli, l'evento è stato anticipato alle 19.30. 

Rivivi la Veglia Pasquale

Le parole del Papa alla Veglia

Papa Francesco: "Ecco il primo annuncio di Pasqua che vorrei consegnarvi: è possibile ricominciare sempre, perché sempre c'è una vita nuova che Dio è capace di far ripartire in noi al di là di tutti i nostri fallimenti. Anche dalle macerie del nostro cuore, ognuno di noi sa, conosce le macerie del proprio cuore, Dio può costruire un'opera d'arte, anche dai frammenti rovinosi della nostra umanità Dio prepara una storia nuova". Aggiungendo: "E in questi mesi bui di pandemia sentiamo il Signore risorto che ci invita a ricominciare, a non perdere mai la speranza".

Gesù "ci precede sempre: nella croce della sofferenza, della desolazione e della morte, così come nella gloria di una vita che risorge, di una storia che cambia, di una speranza che rinasce". Quindi, chiarendo ulteriormente il significato evangelico dell'"andare in Galilea", dove "il Signore Risorto ci precede"

Oltre al senso del "ricominciare", sottolinea il Papa, c'è anche quello del "percorrere vie nuove. Ecco il secondo annuncio di Pasqua: la fede non è un repertorio del passato, Gesù non è un personaggio superato. Egli è vivo, qui e ora. Cammina con te ogni giorno, nella situazione che stai vivendo, nella prova che stai attraversando, nei sogni che ti porti dentro". 

"Apre vie nuove dove ti sembra che non ci siano, ti spinge ad andare controcorrente rispetto al rimpianto e al 'già visto'. Anche se tutto ti sembra perduto, apriti con stupore alla sua novità: ti sorprenderà". 

Il Pontefice ammonisce: "tanti vivono la 'fede dei ricordi', come se Gesù fosse un personaggio del passato, un amico di gioventù ormai lontano, un fatto accaduto tanto tempo fa, quando da bambino frequentavo il catechismo. Una fede fatta di abitudini, di cose del passato, di bei ricordi dell'infanzia, che non mi tocca più, non mi interpella più". Invece "andare in Galilea, significa imparare che la fede, per essere viva, deve rimettersi in strada". 

Terzo significato: l'"andare ai confini". Il Papa ci fa riflettere: "Impariamo che possiamo trovare il Risorto nel volto dei fratelli, nell'entusiasmo di chi sogna e nella rassegnazione di chi è scoraggiato, nei sorrisi di chi gioisce e nelle lacrime di chi soffre, soprattutto nei poveri e in chi è messo ai margini". E ancora:""Ci stupiremo di come la grandezza di Dio si svela nella piccolezza, di come la sua bellezza splende nei semplici e nei poveri". Ecco così "il terzo annuncio di Pasqua: Gesù, il Risorto, ci ama senza confini e visita ogni nostra situazione di vita. Egli ha piantato la sua presenza nel cuore del mondo e invita anche noi a superare le barriere, vincere i pregiudizi, avvicinare chi ci sta accanto ogni giorno, per riscoprire la grazia della quotidianità".

Bergoglio conclude: "Riconosciamolo presente nelle nostre Galilee, nella vita di tutti i giorni. Con Lui, la vita cambierà. Perché oltre tutte le sconfitte, il male e la violenza, oltre ogni sofferenza e oltre la morte, il Risorto vive e conduce la storia". "E, con Lui, sempre la vita ricomincia".

Il Papa e la via crucis dei bambini - Foto